
Foto di Ilaria Zipponi -
Essere contro il mondo e invece averlo addosso
Baustelle, Contro il mondo
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 7, 1-13)
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
Mi lascio ispirare
Gesù interviene in maniera dirompente, quasi irruente, nella nostra vita e nelle nostre tradizioni. Viene a sbaragliare, talvolta in modo anche brusco, quelle che sono le nostre convinzioni, di ogni tipo: le convinzioni su ciò che riteniamo giusto o sbagliato, su come pensiamo debbano essere fatte le cose, l’idea che la pienezza della vita e la felicità si trovino in determinati comportamenti, scelte o obiettivi, e così via. Sono idee che ci siamo “messi in testa” nel tentativo di spiegarci il mondo, di trovare il nostro posto in esso, di darci un senso, di dare un significato alla nostra vita.
Alcune di queste convinzioni magari nella storia si sono diffuse, sono diventate credenze condivise e, quindi, tradizioni; da tradizioni, poi, dottrine. Ma può accadere – ci dice Gesù – che alcune di queste dottrine si allontanino dal loro senso originario, dal motivo stesso per cui sono nate. Nel diffondersi e nel tramandarsi tra gli uomini, finiscono talvolta per aderire più ai meccanismi umani che al cuore da cui avevano preso vita.
Gesù desidera riportarci all’origine, al cuore di queste tradizioni. Ciò che conta per lui non è la forma, ma la sostanza. Cita infatti il profeta Isaia in un pezzo in cui dice che è vano onorare il Padre “con le labbra”, così come insegnare dottrine “che sono precetti di uomini”: quello che conta è stargli vicino con il cuore. Questo è il centro e il senso delle tradizioni cristiane: quando una dottrina o una pratica si allontana da questo nucleo, perde il suo significato.
Gesù ci chiama quindi a interrogarci sul senso profondo di ciò che facciamo, di ciò che siamo abituati a fare, di ciò che ci siamo convinti sia giusto fare, di ciò che facciamo seguendo le tradizioni della massa. In qualche modo, ci invita a pensare con la nostra testa e a sentire con il nostro cuore. A non fidarci ciecamente e meccanicamente delle dottrine che ci sono state insegnate e delle convinzioni che da soli ci siamo creati. Desidera distoglierci dal compiere qualcosa in modo meccanico – un gesto, un pensiero, una decisione – senza verificare che ciò che facciamo risponda ancora al suo senso originario, riconducibile forse a una sola cosa: stargli vicino con il cuore, amarlo.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali convinzioni personali ho raggiunto nella mia vita? Ricordo il loro senso originario?
Quali sono le tradizioni sociali e culturali che seguo senza essermi mai interrogata/o troppo sul loro significato, la loro origine, il loro scopo?
In che modo penso di riuscire a stare vicino a Gesù con il cuore?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
10
Febbraio
2026
Interrogarsi sempre
commento di Mc 7, 1-13, a cura di Ilaria Zipponi