
Foto di Marco J Haenssgen su Unsplash -
Voi che credete
voi che sperate
correte su tutte le strade, le piazze
a svelare il grande segreto…
Andate a dire ai quattro venti
che la notte passa
che tutto ha un senso
che le guerre finiscono
che la storia ha uno sbocco
che l’amore alla fine vincerà l’oblio
e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l’avete intuito per grazia
continuate il cammino
spargete la vostra gioia
continuate a dire
che la speranza non ha confini.
David Maria Turoldo
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 6,53-56)
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
Mi lascio ispirare
C’è un’umanità ferita, bisognosa di essere avvicinata, di essere redenta. All’epoca, come oggi, la fragilità umana piega la schiena di tantissime persone sopraffatte dalla fatica, dal dolore. Il desiderio non è di una guarigione solo fisica, ma di qualcosa di più profondo. L’approdo di Gesù nelle pieghe ferite della storia incontra un grande movimento, una ricerca di relazione che coinvolge tutti i sensi, una corsa solidale che riconosce una speranza per sé e per gli altri. Tale speranza è riconosciuta subito e ha la sua applicazione nel vederlo, nell’ascoltarlo, nel toccarlo.
Gesù, il Salvatore, non si tira indietro con chi cerca la relazione con lui; egli passeggia ancora oggi per le strade affollate dei nostri villaggi, città, campagne, piazze… ovunque c’è fame e sete di giustizia. Conosce le nostre povertà e le accoglie su di sé con amore, donando la salvezza a chi si fa avvicinare, a chi si lascia toccare da lui, a chi gli consegna con profonda fiducia il proprio sincero desiderio di essere salvato.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Nella mia sofferenza chi mi ha aiutato a sperimentare la salvezza del Signore?
In che modo oggi trovo Dio nella quotidianità della mia vita?
Chi posso portare oggi da Gesù? Quali “malati” a cui prestare il mio servizio?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
9
Febbraio
2026
Una corsa solidale
commento di Mc 6,53-56, a cura di Marco Ruggiero