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Abiti e abitudini

commento di Mc 6,7-13, a cura di Ottavio De Bertolis SJ

Foto di Caroline Selfors su Unsplash

E ti è toccato partire, bambina, con una piccola valigia di cartone (che) hai cominciato a riempire: due foglie di quella radura che non c’era già più, rossetti finti ed un astuccio di gemme e la valigia ha cominciato a pesare e dovevi ancora partire.

Ligabue, Il peso della valigia

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mc 6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.


Mi lascio ispirare

Il Signore non invia a compiere una missione senza prima avere conferito la grazia di poterla compiere. L’apostolo, in greco “inviato”, ha già pronto il corredo di quel che gli serve: non gli serve altro che Lui. Lui invia, Lui è la forza e il sostegno per lo svolgimento del compito affidato, Lui è la strada che compiono, Lui li aspetta al ritorno. Non è detto che la missione riuscirà, almeno secondo uno sguardo superficiale e mondano: può darsi che i Dodici non siano accolti, ma questo non significa che la missione sia stata inutile, comunque un annuncio è stato compiuto. Sta al Signore darne buon esito, nei suoi tempi e nei suoi momenti.

Quando noi andiamo a fare un viaggio siamo molto meglio equipaggiati, carichi di valigie con cui ci portiamo dietro mezza casa, tanta è la paura di rimanere senza qualcosa che ci pare essenziale – e tanto il desiderio di tenere immutate le abitudini quotidiane anche in circostanze inevitabilmente diverse. Ma per Gesù non dobbiamo portarci dietro niente, neanche un libro per il perfetto predicatore, neanche la Bibbia. La strada è la vita, i destinatari dell’annuncio sono quelli che incontri.

Anni fa, quando ero studente e viaggiavo verso Padova, alla stazione di Mestre vidi due giovani francescani: non mi hanno detto niente, ma il loro saio mi ha predicato molto. Se è vero che l’abito non fa il monaco, è vero anche che significa comunque qualcosa. Voi forse non vestite un abito religioso, ma è abito ogni abitudine – e infatti l’etimologia delle parole è la stessa. Gli abiti dell’ascolto, della mitezza, della disponibilità, e anche dell’annuncio semplice e discreto della nostra fede, anche oggi cacciano demoni e guariscono malattie.

Ottavio De Bertolis SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quando sono partito con troppi bagagli?

Quando invece sono riuscito a viaggiare con un bagaglio molto essenziale?

Quale abito posso indossare oggi?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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