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Meravigliosa Grazia (quanto è dolce il suono) che ha salvato un miserabile come me!
Un tempo ero perduto, ma ora sono ritrovato, ero cieco ma ora ci vedo.
È stata la grazia ad insegnare al mio cuore il timor di Dio ed è la grazia che mi solleva dalla paura;
quanto preziosa mi apparve quella grazia nell’ora in cui ho cominciato a credere!
Attraverso molti pericoli, travagli e insidie sono già passato;
La grazia mi ha condotto in salvo fin qui e la grazia mi condurrà a casa.
Sì, quando questa carne e questo cuore verranno meno e la vita mortale cesserà,
io entrerò in possesso, oltre il velo, di una vita di gioia e di pace.
John Henry Newton, Amazing Grace (trad. www.le3.it)
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 5,21-43)
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: alzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare
Mi lascio ispirare
Sono gesti ordinari ma commoventi quelli che accompagnano i suoi miracoli straordinari: con l’emorroissa riconosce la forza che esce da lui e vuole conoscere colei che lo ha cercato così tanto; e alla paura della donna per aver mostrato tanta intraprendenza risponde con un complimento per la sua fede. Gesù vuole che noi lo cerchiamo. In seguito, dopo aver consolato i genitori affranti, fa alzare la bambina, ma soprattutto sprona gli altri a darle da mangiare, continuando a mettere al centro la bambina anziché il miracolo. C’è una grazia nei suoi gesti e nelle sue parole che parla del suo amore per il mondo e le persone.
Cos’è la grazia? Non è esattamente un miracolo, anche se spesso la parola è usata in questo modo. La grazia è il contrario della tentazione. È tutto quello che ci spinge verso la fede, la speranza e la carità. Se l’ingiustizia o la malattia nel mondo fa vacillare l’idea di un Dio buono, le grazie ordinarie e straordinarie che incontriamo nella vita quotidiana ci aiutano ad arrenderci all’evidenza dell’amore tutto intorno a noi.
È una forza che esce da Lui, e con cui ci riconosce. È anche il filo della nostra relazione con lui, che agisce nelle nostre consolazioni e desolazioni, e che simboleggia il rapporto reciproco: lui ci mostra le grazie di cui abbiamo bisogno e ci riconosce; noi rendiamo grazie, riconoscendo la sua mano.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Dove vedo la grazia nella mia giornata?
Quali sono le grandi grazie della mia vita?
Quando mi prendo il tempo di ringraziare?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
3
Febbraio
2026
Arrenderci all’evidenza dell’amore
commento di Mc 5,21-43, a cura di Gloria Ruvolo