
Foto di Gabriele Bernabini, stazione di Bologna, 2026 -
Devo ricordare questa scelta a me stesso: il nostro approccio è una resistenza non violenta. Ci rifiutiamo di essere vittime, ci rifiutiamo di odiare, nessuno può obbligarci a farlo. Siamo persone che credono nella giustizia. Ci rifiutiamo di essere nemici, vogliamo rispondere all'odio con l'amore.
Daud Nassar (Tent of Nation, fattoria palestinese nei territori occupati)
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 5, 1-12)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
Mi lascio ispirare
Quando mi presento, solitamente nome e cognome sono seguiti dalla città di provenienza o dalla professione. Le parole di oggi sembrano invece indicarmi una dimensione più profonda della mia identità, invitandomi a scoprire una felicità a partire da quelle parti che solitamente tengo nascoste.
Mi sento toccato su corde difficili: quando ho pianto per una perdita, quando ho provato impotenza davanti a un’ingiustizia o quando ho cercato di essere sincero fino in fondo. Eccomi disarmato, ma estremamente autentico. Mi basta alzare lo sguardo per accorgermi che vicino a me c’è una persona con forti disabilità che chiede l’elemosina, in silenzio, e ha un sorriso indicibile: mi chiedo quale sia il suo segreto. Era già lì, e ci sarà anche dopo, nei giorni e mesi successivi. Sono io che me ne accorgo solo ora: anche lì c’è beatitudine.
Mi sta ricordando che posso muovermi liberamente, che posso parlare. Mi aiuta a capire come voglio amare, a partire da cosa posso fare per lei e che, in quanto beato, posso essere luce a mia volta. È come se ci fosse un diritto alla bellezza per tutti, significativo proprio perché non facile, come l’abbraccio in aeroporto di genitori che, dopo le feste, salutano i figli che studiano fuori. Sono domande a cui non sono mai stato costretto a rispondere perché la vita mi ha dato tanto: ho più di quel che serve, più desideri che tempo, più amici che giorni per vederli, più ricordi di quanti ne possa tenere a mente. Cose belle, da custodire con gratitudine e usare al meglio.
Mi ripresento allora in modo nuovo: sono fatto anche delle mie mancanze, i miei difetti, i fallimenti e di ciò che ho perduto. Anche per questo posso amare in tanti modi. Posso rallegrarmi e tornare a cercare le mie note migliori, sentendo dietro il frastuono una voce che mi dice: vieni, ti aspetto, sei una risorsa. Viva quello che ho, viva quello che mi manca.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quale beatitudine ha parlato di più al mio cuore?
Dove mi è capitato inaspettatamente di scorgere beatitudine?
Sentirmi beato, sentirmi beata come potrebbe cambiare la mia vita?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
1
Febbraio
2026
Quale identità
commento di Mt 5, 1-12, a cura di Gabriele Bernabini