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Con leggerezza

commento di Mt 11, 28- 30, a cura di Ilaria Zipponi

Foto di Ilaria ZIpponi

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore.

Mattea Rolfo

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 11, 28- 30)

In quel tempo, Gesù disse:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».


Mi lascio ispirare

Andiamo da Gesù: andiamo noi che ci sentiamo stanchi, noi che ci sentiamo oppressi. È lui che ci assicura, che ci rassicura, che così troveremo ristoro: riposo vero, pace profonda, leggerezza.
Impariamo da Gesù: impariamo il suo modo di amare, di guardare gli altri, di vivere le fatiche e di attraversare le pesantezze della vita. È così, andando ed imparando da lui, che – ci dice – troveremo ristoro. È così che impareremo a scoprire come un giogo può essere dolce ed un peso leggero.

Se scegliamo di fare questo passo, siamo chiamati ad affrontare i paradossi di Gesù: può un giogo essere dolce? Può un peso essere leggero? Secondo le nostre categorie, per definizione, no. Eppure il modo di vivere e di amare di Gesù trasforma quella che per noi è la realtà fisica delle cose, oggettiva e insindacabile: Gesù cambia il senso e il significato della realtà. Ciò che solitamente è amaro diventa dolce, ciò che è pesante diventa leggero. Ma l’oggetto, o meglio la situazione, rimane la stessa.

E infatti Gesù parla sempre di un giogo e di un peso. Semplicemente il primo può non essere percepito come amaro e il secondo può non essere percepito come pesante. Siamo noi che possiamo cambiare nel modo di vivere le situazioni di amarezza e di pesantezza: relazioni difficili o faticose, malintesi, delusioni, insicurezze, paure, errori, ferite…

Tutto ciò che dobbiamo fare per trovare questo tipo di ristoro è andare da Gesù e cercare di imparare da lui. Abbracciare i paradossi intrinseci del suo modo di amare, senza cercare comprenderli a tutti i costi, senza imporre le nostre categorie e le nostre definizioni.
Da lì, il cuore non avrà più macigni, la mente non sarà più appesantita, la leggerezza sgorgherà spontanea e semplice.

Ilaria Zipponi


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Qual è il giogo/il peso che caratterizza questo periodo della mia vita?

Come potrei viverlo in maniera diversa? Cosa posso imparare dal modo di amare e di vivere di Gesù?

Cosa, solitamente, mi dà ristoro dalle situazioni pesanti della vita?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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