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commento di Mt 11,20-24, a cura di Caterina Bruno

Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino, Le città invisibili

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 11,20-24)

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:

«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.

E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».


Mi lascio ispirare

Guai. Guai per la vita non donata. Per il gesto d’amore mancato. Per il silenzio complice del male. Per tutto quello che porta divisione. Ringrazio per la rabbia dell’amico quando mi coglie in errore. Non ringrazio per le lusinghe che mi portano lontana dalla verità. Ringrazio per la capacità di riconoscere e accogliere la correzione. Per la possibilità di rimediare. Guai è un appello accorato, dal cuore ferito di Cristo, che sente tutta la distanza.

Prodigi. Non uno, ma molteplici. Io stessa e tutti noi siamo fatti dal Signore come prodigi, come miracoli. Conversione è riconoscersi, finalmente, dono, e rifiutare ciò che non ci fa sentire anime salve. Scegliere il bene, rifiutare il resto.

Giudizio. Ci autocondanniamo all’inferno della non-relazione, della confusione, con la città di Cafàrnao (vicina a Corazìn), il cui nome rimanda a un accumulo disordinato di oggetti. È questo il tempo di vivere da persone, da uomini e donne amati e liberi, non da oggetti. Questo è il tempo di un ascolto che è mettersi davanti al Padre, di imparare il coraggio del dissenso, e di mettersi in cammino senza voltarsi indietro.

Caterina Bruno


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Come reagisco a rimproveri e lusinghe, e di solito da chi ti vengono?

Cosa mi confonde e mi spinge a guardare ancora indietro ai miei inferni?

Cosa invece ha sapore di cielo?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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