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Una discesa straordinaria

commento di Lc 15, 3-7, a cura di Pietre vive

Gesù come Buon Pastore, Musei Vaticani (dalle catacombe di Domitilla), foto di Carole Raddato da commons.wikimedia.org

Eracle: Devo salvare la donna spirata di recente... scenderò giù, alle oscure dimore di Core e di Ade, e chiederò che mi sia consegnata Alcesti. Sono convinto che la riporterò su...

Euripide, Alcesti

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 15, 3-7)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola:

«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?

Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”.

Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».


Mi lascio ispirare

Ai farisei e agli scribi Gesù racconta di un pastore che sfida il deserto, il deserto del loro e del nostro giudizio, per correre verso una pecora smarrita, quella pecora che non è tornata perché è rimasta impigliata nei rovi o forse è caduta in un precipizio dal quale non può liberarsi.  

È il volto di Dio più bello che possiamo ricevere. Il volto che non guarda ai nostri errori ma alla nostra debolezza, che non ci perde neanche quando ci siamo allontanati e siamo persi. È il volto più bello perché è il volto che brilla di felicità e festeggia quando ci ritrova vivi e di nuovo liberi.

L’immagine del pastore con un agnello sulle spalle era molto diffusa nell’arte antica, spesso associata al tema della humanitas, la cura per l’umano. Le immagini di pastori criòfori (“portatori di arieti”) diventarono personificazioni della bontà verso il genere umano, per esempio nell’iconografia del dio Mercurio e anche dell’eroe Ercole, talvolta ritratti che conducevano pietosamente le anime dei defunti nell’aldilà portandole sulle spalle. 

I cristiani dei primi secoli usarono le stesse immagini, tanto che spesso non è possibile distinguere l’immagine di un pastore “pagàno” da quella di un pastore “cristiano”, affiancando un nuovo contenuto a quello che l’arte antica aveva intuito. 

Il pastore con un agnello sulle spalle, che appare su tanti sarcofagi cristiani, si è ora mostrato: la sua discesa è stato il suo incontro con noi, è stata l’abbassamento di Dio nell’incarnazione. Con la sua Passione è arrivato fino alle profondità della terra – ed è in queste profondità di morte che che ci trova smarriti, incapaci di libertà, incapaci di relazioni autentiche, incapaci di speranza, è qui che ci parla, e ci prende sulle spalle per portarci in cielo.

Valentina Cammarota

Pietre vive


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Come immagino la corsa di Gesù che viene a cercarmi, per quali vie mi cerca, quali deserti attraversa?

Come vedo il luogo in cui mi sono perso o sono rimasto intrappolato, che sensazioni fisiche mi dà?

Com’è il volto di Gesù che fa festa per me?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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