Al lavoro, al lavoro!

Cenerella, su in soffitta, giù in cantina, disfa i letti, vai in cucina, lava i piatti, il fuoco accendi, poi lava, stira e stendi… Comandan sempre loro e ripeton tutte in coro “al lavoro, al lavoro, Cenerella!”
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 17,7-10)
In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Mi lascio ispirare
Io non ce l’ho mai avuto, un servo. E voi? D’altra parte non sono mai stata costretta a servire chi non volevo servire, non ho mai servito per dovere e quindi mi riesce difficile comprendere cosa significhi “quanto dovevamo fare”.
L’utilità della mia persona ha una misura che non riesco a definire, salvo che utilizzi come unità la mia soddisfazione personale. Dio dei paradossi! Se non misuro il mio servizio in soddisfazione e risultati, in riconoscimenti, in cosa mai potrò definire l’utilità o l’inutilità della mia persona?
L’ordine delle cose impone di superare i dualismi utilità/inutilità, dovere/gratuità, dominanza/sottomissione. Gesù ci libera finalmente dagli antipodi su cui ci misuriamo e ci reinserisce in quella tensione che è elemento terzo della relazione.
Comprendo come non sia importante agli occhi di Dio l’essere utili, non è importante il dovere e non è importante il comando.
Agli occhi di Dio è importante l’amore che ci mettiamo nel vivere, il gusto, la presenza, l’espressione di ciò che siamo in sé per sé.
Il senso è intrinseco e non va cercato nel risultato, il senso stesso siamo noi nella profondità di ciò che siamo, liberi da imposizioni e riconoscimenti.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quale relazione vivo per dovere?
Quando mi sono sentito libero dall’essere utile o inutile?
Cosa, chi servo con amore?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.