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Donne che restano

commento di Gv 19,25-27, a cura di Caterina Bruno

In nome della madre s’inaugura la vita.

Erri De Luca

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 19,25-27)

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.

Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.


Mi lascio ispirare

Madre. Questa parola ricorre così spesso. Evoca tenerezza, ricordi d’infanzia, che effetto ci fa sentirla pronunciare? Questa parola ha il sapore delle storie raccontate nella penombra prima di andare a dormire, di chi veniva a soccorrerci a ogni caduta, ad asciugarci le lacrime, ad ascoltarci e ad abbracciarci.

Ma questo è un luogo di morte, Gesù sta per dare la vita, non c’è spazio per i ricordi, il dolore prende il sopravvento. La madre, le madri, stanno sotto la croce. Siamo portati sotto la croce, a questa sofferenza che è una gestazione. Maria ha il coraggio di stare proprio là dove non ci si capisce niente, nelle cose della vita che sono incomprensibili. È una storia di perdita, questa: la madre perde il figlio, il figlio perde la madre.

Non capisco perché tutto questo, Signore, ma mi fido di te e resto. Sono qui, con te. Queste donne restano, colme di un amore ostinato che si rifiuta di andar via anche quando ormai non c’è più nulla da fare. Non dice nulla Maria, non può fare nulla, semplicemente sta. Sta e accoglie.

L’amore non sa fare altro che questo, accoglie e si dà. Dalla croce Gesù dà tutto, persino sua madre, per la nostra vita. E proprio sotto questa croce ci scopriamo discepoli amati. Il discepolo che si riconosce amato può accogliere la madre, si lascia amare, si lascia chiamare figlio e impara a sua volta ad amare. Allora nessuna morte è senza senso, se ci consegna all’amore. Da questo punto in poi non si torna indietro: non saremo più soli.

Caterina Bruno


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Da cosa o da chi è necessario che ti separi?

Ai piedi di quale dolore sei nato di nuovo?

Che effetto ti fa sentirti chiamare figlio?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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