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Il segno che non chiedi

commento di Mt 12,38-42, a cura di Stefano Corticelli SJ

Photo by Ian Chen on Unsplash

Ognuno sta solo sul cuore della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.

Salvatore Quasimodo

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 12,38-42)

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».

Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.

Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».


Mi lascio ispirare

Il segno che chiedi è un miracolo abbagliante, una dimostrazione di forza, che tolga ogni spazio al dubbio.
Il segno che chiedi è una conferma di quello che già pensi, è stare chiuso in te stesso.

Poi c’è il segno che non chiedi.
Il segno che non chiedi è un luogo nascosto, dove non arriva il tuo potere di guardare.
Il segno che non chiedi è una parete, su cui risuona l’eco della tua parola, e ti fa scoprire solo.
Il segno che non chiedi è un luogo dove ti perdi, dove non c’è campo, dove non ci sono commenti, né sguardi.
Il segno che non chiedi è la caverna dove impari ad ascoltare.
Il segno che non chiedi è il luogo della tua rinascita.

Stefano Corticelli SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Come vivo la solitudine?

Che cosa mi permette di ritrovarmi, dopo essermi perso?

Dove matura la mia capacità di ascoltare?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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