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Città degne

commento di Mt 10,7-15, a cura di Giuseppe Amalfa SJ

Photo by Tamas Tuzes-Katai on Unsplash

La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso.

Italo Calvino

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 10,7-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.

In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.

Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».


Mi lascio ispirare

Come un navigatore, Gesù ci dà indicazioni per muoverci, per andare verso di lui. Non sarà difficile percepirsi decentrati, in cerca di una meta per sentire il bisogno di intraprendere questo viaggio, per fare strada, cercare una casa, fermarsi in una città.

Strada. Tutti i verbi dell’apostolo – predicare, guarire, risuscitare, purificare, scacciare – sono gettati in strada e provo una forte contraddizione nel rendermi conto di questa evidenza nel comodo rifugio della mia stanza. Gesù mi sta dicendo: “vedi, tutta la teologia che questi verbi dispiegano ha senso nella strada, nel precario dell’assenza di un riparo”. Perché per quanto romantica possa essere, la strada è precaria, è inclemente: caldo cocente sotto il sole d’estate e freddo che spacca le ossa d’inverno. Lo sa bene l’operaio del cantiere, quello che magari sotto la mia finestra sta scavando per portarmi l’ultima rapidissima fibra ottica. Da quel punto di vista la strada non ha poesia, è solo l’ultimo strato di catrame che copre pietre ancora più dure.

Casa. È l’opposto della strada, il riparo per il sole e il freddo. Non sempre è aperta e Gesù ce lo ricorda. La casa non sempre è aperta al vangelo, e non si tratta solo del prete che a seconda delle città passa a benedirla… di case chiuse, doppie case al mare e in montagna, siamo pieni in tanti, ma lo siamo altrettanto di chi una casa non ce l’ha. Magari perché qualcuno ha iniziato a bombardare le case, o perché alla sua in un villaggio ha preferito il cielo aperto della periferia in cambio di un pezzo di pane, o perché, per chissà quale motivo, un giorno ha mollato tutto per poi ritrovarsi in strada. Sono tante le ragioni per non avere una casa che sono tangenti alle beatitudini del vangelo.

Città. Ci sono città peggiori di Sodoma e Gomorra! Da cercare non dietro chissà quali perversioni, sono semplicemente le città inospitali, ovvero un po’ tutte quelle che alimentano una logica di chiusura, muri, barriere, non solo fisiche ma anche ideologiche. E spesso devo ammettere che è proprio il mio cuore la città con le mura più alte.

Sono pronto a fare strada? La prima casa o città degne le troverò in me.

Giuseppe Amalfa SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Cosa significa per me la strada?

In che modo posso aprire la mia casa, metaforicamente e non, a chi ne cerca una?

Come posso costruire una città più ospitale? Da dove devo cominciare?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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