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Generazione spirituale

commento di Gv 19,25-27, a cura di Lino Dan SJ

generazione
Ph. by Jeremy Bishop on Unsplash.

Bisogna sradicarsi, tagliare lʼalbero e farne una croce; e poi portarla tutti i giorni.

Simone Weil

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 19,25-27)

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.

Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!».

Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!».

E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.


Mi lascio ispirare

Accogliersi reciprocamente sotto la croce.

La madre di Gesù e il discepolo amato, unici con altre due donne, stanno – meglio, sanno stare – sotto la croce. Il momento supremo della missione di Gesù, quella croce che per l’evangelista Giovanni è la gloria, è ovviamente anche il momento più difficile per coloro che lo hanno seguito.

È il momento che solo l’amore incondizionato può affrontare, in cui solo lʼamore incondizionato può essere riconosciuto come quello che veramente salva. Per i discepoli è un passo ancora da compiere, ma per qualcuno, il “discepolo amato” è un passo che ormai si sta compiendo. E allora l’incontro con colei che ha portato dentro di sé quell’amore incondizionato si trasforma in un incontro di affidamento reciproco. Ma, ancora una volta, è Gesù, dalla croce stesso che li affida, l’uno all’altra e viceversa.

Un dolore di madre, uno sguardo di discepolo che forse non capisce ancora bene il perché di quella morte, diventano il luogo dove si sviluppa una nuova modalità dell’essere madre e figlio. Non più la generazione fisica, ma la “generazione spirituale” che si attua sotto la croce, nel momento “peggiore” in cui umanamente potremmo pensare che ci sia questo spazio.

Tutto questo dice anche a noi, forse soprattutto oggi, che l’affidarsi reciproco è veramente ciò che ci fa superare e vivificare anche i momenti di abbandono, difficoltà, morte.

Lino Dan SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Chi hai incontrato sotto una croce?

Quale momento difficile si è poi rivelato fonte di vita?

Chi affidi? E a chi ti affidi?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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