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Non ci si salva da soli

commento di Gv 12,44-50, a cura di Anna Laura Lucchi Filippo Zalambani

S. Koder, La tempesta sedata

Es, ergo sum. Tu sei, dunque sono.

Vjačeslav Ivanovič Ivanov

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 12,44-50)

In quel tempo, Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.

Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.

Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».


Mi lascio ispirare

Non possiamo darci la vita da soli, la nostra esperienza di creature ce lo mette quotidianamente di fronte agli occhi. Quando pensiamo di bastare a noi stessi, sempre ci scontriamo con infelicità e delusione. Ciascuno può vivere quella pienezza a cui siamo chiamati solo aprendosi alla relazione con gli altri e con il Signore.

Gesù ci parla della sua unione con il Padre non per dare autorità alle sue parole, ma per consegnarci il suo segreto più intimo: le sue parole e la sua vita poggiano sull’essere Figlio e sull’amore che suo Padre, nostro Padre, costantemente dona.

Fidandosi di questo amore, Gesù può vivere pienamente ciò a cui è chiamato: portare salvezza al mondo, a te e a me.

Anna Laura Lucchi Filippo Zalambani


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Da dove vengono le parole che pronuncio?

In quali ambiti della mia vita penso di bastare a me stesso?

Quali relazioni mi danno fiducia?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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