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Mettitelo in testa!

commento di Lc 9,43b-45, a cura di Pietre Vive (Roma)

Ph. Jan Fabre, The brain as a heart, 2015

Beati quelli che pensano prima di parlare e pregano prima di pensare.

Tommaso Moro

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 9,43b-45)

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.


Mi lascio ispirare

Gesù chiede ai discepoli di “mettersi bene in mente” che il figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini. I discepoli non capiscono e provano paura all’udire tali parole. Essi infatti avevano scelto di seguire il Maestro nella via del successo dei miracoli, mentre ora queste parole sembrano proiettare Gesù in situazioni di sconfitta. Davanti a loro Gesù prospetta un futuro che non si aspettavano e non vogliono chiedere spiegazioni in merito. Forse preferiscono non capire, per rimanere nell’idea di continuare a vivere da discepoli del maestro acclamato dalle folle.

Tali parole, amare alle orecchie dei discepoli, sono introdotte da Gesù con la frase “mettetevi bene in mente queste parole”. Dio ci chiama ad aprire la nostra mente per accogliere situazioni nuove, anche quando esse, a volte, ci sembrano in contraddizione rispetto alle nostre condizioni di benessere. In ogni circostanza si nasconde la sorpresa dell’amore incondizionato di Dio per noi. I discepoli scopriranno tale dono proprio nel momento in cui il figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani degli uomini.

Pietre Vive (Roma)


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In quale pagina difficile della mia vita ho mantenuto la mente e il cuore aperti all’ascolto libero della parola del Signore?

Che strumenti/azioni uso per “mettermi bene in mente” la Parola di Gesù?

A chi, a che cosa sto consegnando il mio tempo, i miei desideri, le mie ferite, le mie gioie? Cosa mi rimane?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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