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Lampada ai miei passi

commento di Mt 2,13-18, a cura di Anna Laura Lucchi Filippo Zalambani

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Il sogno di Giuseppe e la fuga in Egitto, Cappella palatina (Palermo)

È anzi mia opinione che il male non possa mai essere radicale, ma solo estremo. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale.

Hannah Arendt

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 2,13-18)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».

Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.

Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:

«Un grido è stato udito in Rama,

un pianto e un lamento grande:

Rachele piange i suoi figli

e non vuole essere consolata,

perché non sono più».


Mi lascio ispirare

Poco tempo è passato dalla nascita del bambino Gesù ed è già tempo di migrare per la famiglia di Nazareth: la paranoica paura del re Erode ha trasformato l’esercizio del potere nel male più efferato. A vegliare su Gesù e Maria c’è Giuseppe, uomo capace di riconoscere anche nelle difficoltà la voce di Dio e da questa lasciarsi guidare.

Giuseppe ha imparato a fidarsi di Dio e così, non senza dubbi o fragilità, dirige i suoi passi verso il progetto che gli è a poco a poco svelato. Giuseppe e Maria hanno fatto esperienza nella loro vita di questa presenza che salva e insieme la accolgono e la seguono.

Oggi ci viene mostrata anche un’altra possibilità: Erode, accecato dalla paura di perdere il suo potere e la sua ricchezza, semina morte. Erode è anche lui figlio del Dio della vita ma davanti alla luce preferisce le tenebre.

Donaci, Signore, la grazia di riconoscerti e lasciarci guidare da Te.

Anna Laura Lucchi Filippo Zalambani


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Come esercito il potere che mi è stato dato?

In quale occasione ho sperimentato una chiusura che mi ha portato a scelte sbagliate?

Quale passo mi sento chiamato a compiere oggi?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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