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Desiderio d’eterno

commento di Gv 6,44-51, a cura di Samuele Adorno

desiderio-d-eterno

Ma in tutta quella smania c’era un’insoddisfazione più profonda, una mancanza, in quel cercare gente che l’ascoltasse c’era una ricerca diversa. Cosimo non conosceva ancora l’amore, e ogni esperienza, senza quella, che è? Che vale aver rischiato la vita, quando ancora della vita non conosci il sapore?

Italo Calvino, Il barone rampante

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 6,44-51)

In quel tempo, disse Gesù alla folla:

«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».


Mi lascio ispirare

Gesù è chiaro: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre». Soggetto dell’azione è il Padre: lui attira, lui ammaestra. Solo dopo viene la nostra libera adesione: ascoltare – e quindi andare. La relazione più importante della nostra vita sfugge completamente al nostro controllo, tanto da farci sentire ciechi: «non che alcuno abbia visto il Padre».

Eppure, passo dopo passo, lui rinnova il miracolo della sua presenza nascosta – ed è nella concretezza dei nostri rapporti che ci attira a sé, nei nostri luoghi che ci ammaestra e ci dona la manna necessaria a ogni giorno.

Gesù ci ricorda di non confondere i doni con il donatore, di non trasformare i suoi segni in idoli: rischiamo di cercare contentini che ci sfamino subito, di cercare in Dio non l’amore che solo è in grado di salvarci, ma la risoluzione dei nostri problemi quotidiani. Ma solo l’amore che sperimentiamo nella carne del Figlio, solo questo pane può davvero saziarci e dar gusto al resto delle pietanze di cui ci nutriamo quotidianamente.

Samuele Adorno


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In quale luogo della mia vita posso sentire la voce del padre che mi attira a sé?

In che occasione ho scambiato la manna per pane del cielo?

In cosa vorrei che il Signore mi aiutasse a (ri)trovare il gusto?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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