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Una festa quotidiana

commento di Lc 14,15-24, a cura di

Foto di The Cheeserom su Unsplash

Dorothea: Cosa c’è che non va, prof?
Joe: È solo che ho aspettato questo giorno per... tutta la mia vita. Pensavo di sentirmi diverso.
Dorothea: Ho sentito questa storia su un pesce. Si avvicina a nuoto a questo pesce anziano e dice: «Sto cercando di trovare questa cosa che chiamano oceano». «L’oceano?» dice il pesce più vecchio. «Questo è ciò in cui ti trovi adesso». «Questo?» dice il giovane pesce. «Questa è acqua. Quello che voglio è l’oceano».
Dorothea: Ci vediamo domani.

Soul, Pixar

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 14,15-24)

In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».

Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.

Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».


Mi lascio ispirare

Nell’era della distrazione di massa, nell’era della società della performance, la parabola del giorno sembra cucita addosso alle nostre giornate. “Sarò felice quando avrò quella promozione”, “sarò sereno quando avrò una casa mia”, “la mia vita andrà bene se riuscirò ad avere tutto sotto controllo”, “festeggerò appena raggiungerò tutto quello che desidero”, “mi godrò la vita appena sarò in pensione”…

Tante, tantissime scuse per rimandare la cosa più importante: il qui ed ora, il banchetto a cui siamo chiamati ogni giorno: la giornata che stiamo vivendo oggi, il momento di scherzo con i colleghi, la piccola soddisfazione in palestra, la telefonata con un vecchio amico, l’aiuto dato ai genitori. Ecco perché chi ha meno molte volte apprezza di più: è più allenato, più abituato a vedere il bello, il giusto, l’amore, nel quotidiano.

Ma è comprensibile: nel vortice di cose da fare è difficile oggi rallentare, accorgersi di quello che ci sta intorno e apprezzare i piccoli momenti. E allora ritagliarsi un momento, all’inizio o alla fine della giornata, per rivedere tutti i piccoli doni che ci sono stati e apprezzare, e ringraziare, quella è una bella preghiera, quello mi fa capire che sono sempre amato/a e che non devo aspettare il regno di Dio: posso solo accorgermi che già ci sono dentro.

Gloria Ruvolo


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quali sono stati dei momenti (anche piccoli) belli, piacevoli o soddisfacenti, ieri e/o oggi?

Qual è il mio modo per prendermi una pausa dal vortice quotidiano?

Quale scusa mi sta impedendo in questo momento di godermi la vita che mi è stata donata?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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