Esercizi di stupore

Veramente beate le orecchie che danno retta non alla voce che risuona dal di fuori, ma alla verità, che ammaestra dal di dentro. Beati gli occhi che chiusi alle cose esteriori sono attente alle interiori. Beati coloro che sanno penetrare ciò che è interiore e si preoccupano di prepararsi, sempre più con sforzo quotidiano, a comprendere le cose arcane del cielo.
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 5,1-12a)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Mi lascio ispirare
Ripensiamo ai volti che testimoniano questi modi di amare nel nostro vissuto, a tutte le volte che di queste beatitudini ne abbiamo fatto esperienza. Ho incontrato questa luce proprio negli occhi di chi stava vivendo situazioni di dolore in un ospedale, o di confusione e rabbia in un carcere, di povertà in una capanna di lamiera o di forti disabilità in una casa-famiglia…
La luce passata da questi sguardi permette di guardare oltre l’immediatezza delle emozioni dominanti. Una luce che si può sentire, più che vedersi, e sembra saper toccare proprio quel che abbiamo nel profondo, invitarci ad andare a cercare la nostra luce e ricordarci che ciascuno ce l’ha.
Forse è così che agisce lo sguardo d’amore del Signore: facendoci vedere le vicissitudini da prospettive nuove. Pesi che diventano rinnovi di senso di alcune scelte di vita, desideri che ci mantengono in cammino, vuoti che diventano terreno fertile per lo stupore. Possiamo infatti entrare nelle criticità della vita con amore, proprio dove a volte ci sembra di non essere capaci, ma poi ritrovarci proprio negli aspetti difficili a vivere l’insperato e la felicità. Non c’è ragione che trattenga, siamo chiamati ad essere beati, in un modo o nell’altro.
Forse è uno dei segreti della vita per sentirsi più completi. Fa sentire amati e dare amore, seminando una speranza possibile. Ringrazio perché queste parole mi fanno venire voglia di sorridere di più, amare di più, gustare la vita di più. Chiedo la Grazia di portarmele dietro, come fossero il testo di una canzone che rimane in testa, e in fondo al cuore.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Cosa è per me questa sensazione di beatitudine?
Quale beatitudine sento possa aiutarmi a cambiare sguardo?
Cosa mi sta dicendo il Signore oggi rispetto a questi ambiti di vita?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.