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Un dono

commento di Lc 11,37-41, a cura di

Immagine realizzata con IA per Get Up and Walk. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione, la distribuzione o l’utilizzo dell’immagine senza autorizzazione, salvo gli usi consentiti dalla legge.

Sarà difficile lasciarti al mondo
e tenere un pezzetto per me
e nel bel mezzo del tuo girotondo
non poterti proteggere.
Sarà difficile,
ma sarà fin troppo semplice
mentre tu ti giri
e continui a ridere.

Ligabue (per Elisa), A modo tuo

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 11,37-41)

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.

Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».


Mi lascio ispirare

Ci sono cose che si puliscono togliendo ciò che è di troppo, che si purificano lasciando andare ciò che tratteniamo. Il cuore, ad esempio.

La pulizia del cuore non consiste soltanto nel riconoscere ciò che lo appesantisce, nel restituire ciò che non gli appartiene ma, anche, nel non-trattenere tutto per sé.

Tratteniamo il nostro tempo, perché ci sembra di non averne abbastanza. Tratteniamo le parole buone, aspettando il momento giusto per pronunciarle. Tratteniamo il perdono, perché vorremmo prima avere ragione. Tratteniamo la tenerezza, per paura di mostrarci vulnerabili. A volte tratteniamo persino ciò che sappiamo donare, perché ci aspettiamo che qualcuno se ne accorga, lo riconosca e ci restituisca qualcosa.

Il tempo può diventare presenza. La nostra esperienza può diventare ascolto. La nostra fragilità può renderci capaci di comprendere quella altrui. Una parola può generare speranza. Persino il dolore, quando non lo trasformiamo in rancore, può insegnarci una compassione che prima non conoscevamo.

Tutto ciò che portiamo dentro è già buono, se lo consegnamo a Dio e ci lasciamo trasformare!

Possiamo non preoccuparci più di ciò che dobbiamo correggere in noi e renderci disponibili a ciò che, attraverso di noi, può raggiungere gli altri.

La purezza evangelica non è un cuore nel quale non entra mai nulla di oscuro. È un cuore che non vuole fare dell’egoismo la propria dimora; un cuore che impara a riconoscere ciò che lo chiude e sceglie, ogni volta, di riaprirsi.

Get up and Walk


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Cosa potrei cominciare a lasciar andare e invece continuo ad accumulare nel cuore?

Che cosa posso donare perché il mio cuore diventi più libero?

Quale parte di me che vorrei nascondere porto oggi davanti a Dio, perché sia Lui a trasformarla?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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