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Una domanda stupida

commento di Lc 10,25-37, a cura di

Foto di Marco Chilese su Unsplash

Love is a temple, love the higher law.
L’amore è un tempio, l’amore la legge superiore.

One, U2

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 10,25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».


Mi lascio ispirare

Mi dispiace dirlo, perché appartengo alla categoria, ma i dottori della legge nel Vangelo fanno quasi sempre brutta figura. Qui ce n’è uno che vuole mettere alla prova Gesù: come il demonio, perché è lui che ci mette alla prova. Infatti la domanda è pretestuosa: non avvicina Gesù per sapere, con onestà intellettuale, perché, come vediamo, sa già la risposta, ma per vedere come avrebbe risposto. Ricordiamo che Gesù si presentava come un rabbi, un maestro della Legge, e qui si tratta di una questione legale, nel senso che riguarda l’interpretazione della legge di Mosé, che, come sapete, era legge civile e religiosa a un tempo. Così risponde bene, citando appunto due punti della legge di Mosé, il Deuteronomio e il Levitico, amerai il Signore e il tuo prossimo.

Gesù gli risponde: ok, vedi che sai? Ma lui, per giustificare la domanda, per salvare la faccia, pone la domanda su chi sia il suo prossimo, che è una questione sull’interpretazione della legge, e Gesù risponde con la nota parabola.

Il senso di questa è: tuo prossimo è colui che scegli che lo sia. “Prossimo” infatti può significare coloro che a me sono più vicini, perché fanno parte della mia famiglia, o del mio popolo: noi potremmo dire quelli che pensano come me, vivono come me, fanno la mia scuola, hanno le mie abitudini. Il samaritano, uomo fuori dalla Legge, mostra che sceglie di considerare prossimo un estraneo, e se ne prende cura, mentre il sacerdote e il levita si limitavano a considerare prossimo solo il loro prossimo nel senso stretto del termine: appunto perché ristretta e sterile era la loro osservanza.

Ecco il senso della risposta di Gesù, peraltro molto acuta, anche da un punto di vista umano: dipende da come leggi la Legge. La puoi leggere infatti per tutelare te stesso, oppure per aiutare il prossimo. Questo scopo non sta scritto nella legge, ma nel tuo cuore. Viene prima del testo, è il suo presupposto: e se ci pensate, è proprio così. Un grande giurista scrisse: lo scopo crea il diritto, ed è molto vero.

Ottavio De Bertolis SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Cosa mi impedisce di amare il Signore con tutto me stesso? Che cosa mi rimane?

Chi è il mio prossimo secondo quanto mi suggerisce il mondo?

Chi è il mio prossimo secondo quanto sento alla lettura di questo brano?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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