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Disarmati contro il rifiuto

commento di Lc 9,1-6, a cura di

Foto di Billy Pasco su Unsplash

Non avrete il mio odio!

Antoine Leiris

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 9,1-6)

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.

Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».

Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.


Mi lascio ispirare

Il discepolo di Gesù è inviato a compiere le stesse opere del Maestro e ad annunciare la potenza dell’amore nei cuori, cioè il Regno di Dio. Ma al discepolo è affidato un compito, non gli è certo garantito il successo! Anzi, è esperienza dell’apostolo, del discepolo di Gesù e di ogni persona, la possibilità di incontrare il rifiuto nella propria missione e vita, il “no” da parte degli altri, un “no” che sarà ancor più doloroso e pungente se verrà da coloro da cui ci si aspettava accoglienza.

Ed allora l’impatto del “no” sulla coscienza della persona rischia di far sorgere in lei con ogni probabilità fastidio, risentimento, rabbia, un senso di rifiuto difficile da digerire. Appunto, si tratta di una polvere che, come ogni polvere, sporca, copre la bellezza, può addirittura arrivare a far inceppare taluni sistemi.

Cosa fare davanti a tale polvere?

Gesù lo dice chiaramente: «uscite dalla loro città», cioè sottraetevi alle dinamiche generative di rancore; «scuotete la polvere dai vostri piedi», ossia privatevi prima possibile di questa quasi invisibile materia pericolosa che vi si appiccica addosso; ed infine fatelo «come testimonianza contro di loro», ossia mostrate a loro che il male che vi è stato fatto non avrà la meglio su di voi. Non si tratta di reagire, né di essere agiti, ma di imparare ad agire.

Non sarà gioia piena quando avremo doni, quando faremo prodigi, quando otterremo la conversione degli altri e nemmeno quando avremo sapienza, ma quando i nostri amici non ci riconosceranno, ci picchieranno e ci prenderanno a calci sotto la pioggia e noi sopporteremo tutto con pazienza e senza rabbia, amando quei fratelli per amore di Dio, disarmati contro il rifiuto, ma capaci di ragionare e di esprimerlo: quella sarà quella che Francesco d’Assisi chiama perfetta letizia.

Piero Lamazza SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In che modo reagisci davanti al rifiuto e più ampiamente davanti ad i “no” della vita?

Quali rancori desideri che si sciolgano e non pesino più sul cuore? Affidali al Signore.

Cosa ti impedisce di vivere la perfetta letizia?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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