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Sguardo che vede profondo

commento di Lc 8,4-15, a cura di

Foto di Wolfgang Hasselmann su Unsplash

Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la briga di osservare.

Sir Arthur Conan Doyle

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 8,4-15)

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.

Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.


Mi lascio ispirare

Esci ancora, Signore,
con la tua perseveranza feconda
sulla strada del nostro mondo,
nel sentiero della mia vita.

Semini ancora il tuo seme
senza macinarti subito
un piccolo pane condito
di prudenza, di paura.

Ti butti largamente in mezzo a noi
consapevole che non tutto il dono
sarà riconosciuto, accolto
come si potrebbe, come si dovrebbe.

Il tuo sguardo vede lontano
il miracolo che in qualche modo
si compie nella libertà delle nostre terre:
la maturazione dei nostri cuori.

Oltre la banalità della violenza,
la beffa della superficialità,
la tristezza dell’incomprensione,

il tuo piccolo seme ha la forza di rivelare
il terreno buono che c’è
in questo mondo,
in questo nostro presente,
anche nella mia piccola vita.

Matteo Suffritti SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Contemplo la possibilità che il seme della vita nuova possa rimanere in superficie o venga soffocato da altro. Che sentimenti provo?

Cosa mi aiuta a vedere quando guardo e a comprendere quando ascolto? Cosa invece mi schiaccia o mi porta via fino a mangiarsi la parte più vera di me?

Contemplo quando il cuore si apre in modo integrale, buono, sapiente al dono autentico. Cosa succede? Cosa ricordo? Cosa desidero?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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