Pellegrini, non arrivati

Io so di non sapere.
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 6,39-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: "Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».
Mi lascio ispirare
Queste parole, scritte duemila anni fa, appaiono ancora oggi tristemente attuali! Quante guide cieche abbiamo oggi? Quante persone che ritengono di possedere la verità e decidono di imporla agli altri?
E quante persone, in un mondo che effettivamente ci mette di fronte a tante, forse troppe, variabili, scelgono la semplificazione, la direzione dettata da un altro, ciò che viene gridato più forte e che sembra ricoperto di alone di certezza?
Eppure nessun discepolo è più del maestro e, anche quando si avvolge tutto di fede e religiosità, la questione rimane: restare con le orecchie e il cuore ben aperti, disponibili ad accogliere il soffio leggero dello Spirito che non semplifica la complessità della vita, ma chiede di entrarci, di lasciarsi mettere in discussione, di incontrare le persone al di là delle etichette. E questo può mettere in crisi perché sembra toglierci quel quadro che crea sicurezza e stabilità.
Però il rischio può essere di pensarci arrivati, nel giusto, convinti di sapere tutto e questo ci mette nella condizione di vedere solo la pagliuzza di chi di fronte a noi non ci rispecchia, evitando (anche per comodità) di lasciarci interrogare e disturbare da ciò che in noi è una grossa trave che impedisce la Vita vera. Ci vuole una buona dose di umiltà e di consapevolezza personale per farlo, però questo è l’unico modo per continuare il pellegrinaggio della vita, cercando un equilibrio dentro lo squilibrio che accompagna ogni passo di crescita.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Cosa mi disturba nelle relazioni con gli altri? E cosa può raccontare di me, prima ancora che dell'altra persona?
Quali sono le certezze a cui mi aggrappo e che faccio fatica a mettere in discussione per paura di uscire dai miei schemi?
Quando mi è capitato di imparare qualcosa da una persona che pensavo distante da me o molto diversa da me? Che effetto ha avuto sulla mia vita?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.