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Scendere dal palcoscenico

commento di Mt 23,27-32, a cura di

Foto di Ayyeee Ayyeee su pexels.com

mentre lasciavi indietro le loro voci,
le stelle hanno iniziato a bruciare
attraverso il velo di nuvole,
e una nuova voce
che piano piano
riconoscevi come la tua
ti teneva compagnia

Mary Oliver, “Il viaggio”

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 23,27-32)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».


Mi lascio ispirare

Gli “ipocriti” che vivono sul palcoscenico

Essere guardati o pensare di essere guardati a volte ci proietta immediatamente sopra ad un palcoscenico. Ci sentiamo investiti di un ruolo, sperando di piacere a tutti, preoccupati che la scenografia sia adeguata e con l’ansia di dire le battute giuste.

Lo facciamo perché in fondo abbiamo una tremenda paura di non apparire abbastanza belli o buoni o bravi per essere amati.

È alto in rischio di pensare anche che Dio sia fra il pubblico, come un giudice severo di un talent show con una telecamera puntata sulla nostra performance, pronta a registrare tutto, più che altro i nostri errori.

Apparire giusti ed essere morti

Forse è la paura a suggerirci la parte da recitare con Dio: quella del giusto, del pregare molto, del rispettare delle regole, poche o tante che siano.

A Gesù interessa che i suoi interlocutori siano vivi, non perfettamente giusti. Una mano di bianco nasconde le ossa, non la puzza.

Dio ama sempre, anche dietro le quinte… e ama anche quando goffamente tentiamo di recitare una parte che gli possa piacere. E ama tanto da desiderare che tutto riprenda a vivere.

A noi la scelta

Solo a noi la scelta di togliere i costumi di scena, di spegnere le luci, di smontare scenografie.

Solo a noi la scelta di riaprire i sepolcri intonacati.

Solo a noi la scelta di smettere la fatica di apparire giusti e di riprendere a vivere.

Solo a noi la scelta di permettere a qualcuno di vederci dietro le quinte, di lasciarci abbracciare dove ci sentiamo più soli, di darci la possibilità di sentire ciò che è vero da sempre: sei amato, sei amata per ciò che sei.

Matteo Polato OFM


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quale palcoscenico stai calcando in questo periodo? Per quale motivo ci sei salito/a?

Chi mi ha visto dietro le quinte o nei camerini e mi ha fatto sentire amato/a?

In quale situazione potrei scegliere di togliere i costumi di scena, scendere dal palco, essere di più ciò che sono, riprendere a vivere?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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