Alla stessa fonte

E una ragione per vivere,
per sollevare le palpebre
e non restare a compiangermi
e innamorarmi ogni giorno, ogni ora,
ogni giorno, ogni ora di più.
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 22,34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Mi lascio ispirare
Il dottore della Legge del Vangelo di oggi non è che un cercatore, un uomo che, sia pure per sentito dire, sia pure per testare la sua eloquenza, mette alla prova Gesù con una domanda di sostanza, che mira all’essenziale. Quasi a ricordarci che, a volte, ci avviciniamo al Maestro tramite motivazioni miste, non necessariamente ortodosse: eppure desideriamo ascoltarlo. Inaspettatamente aperti al nuovo.
Se la domanda è sostanziale, la risposta del Maestro ne accresce la profondità: è incisiva, fendente, lascia un segno profondo. Illumina il nostro modo di stare al mondo, che è innanzitutto relazione, ricordandoci chi siamo e per chi siamo: amerai il Signore tuo Dio. Con il verbo al futuro: più una promessa che un comando. Al futuro, perché riconoscere Dio come Signore della vita è lasciarsi attrarre da ciò che viene, da una storia che è sempre nuova, ancora da scrivere.
«Amerai il Signore»: regola teoricamente semplice, effettivamente più complessa. In che modo? Con tutte le tue dimensioni: cuore, anima e mente, intere. Non perché qualcuno tra noi sia perfetto nell’amore, ma perché ciascuno di noi possa riconoscersi scelto per rispondere, ogni giorno, alla chiamata più appassionante per un cristiano: accogliere, così come siamo, l’Amore del Padre, imparando a vivere di questo. In tensione evolutiva.
Il secondo comandamento ha la stessa forma del primo, ne è il frutto più maturo: «amerai l’altro come te stesso». Non per astratta filantropia, ma perché l’altro ha le tue stesse radici: è figlio, come te, dello stesso Padre. Chiunque e dovunque sia: un altro te. Astrazione, semmai, è amare Dio senza lasciarsi commuovere dall’altro, come te continuamente dissetato alla fonte paterna.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali sono le "motivazioni miste" che mi hanno avvicinato al Signore e che desidero benedire, qui e ora?
Di quale bussola non posso fare a meno per rispondere alla mia identità di figlio amato?
Che significato ha, nella mia storia, essere chiamato/a ad amare?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.