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Che sia Pace

commento di Lc 1,39-56, a cura di

Foto di Sandip Karangiya su Unsplash

Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali.

Francesco Guccini, Cirano

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Lc 1,39-56)

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.

Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.


Mi lascio ispirare

Penso alle innumerevoli opere d’arte con Maria assunta in cielo, con tutto il suo corpo. Come se le bastasse solamente un salto per sconfiggere la gravità. Da acrobata, letteralmente, il camminare di Maria è un “camminare alto”. Come ci riesce? In lei non c’è divisione di cuore, perché la purezza non le viene solo dall’essere stata concepita senza peccato. Nell’integrità non si può conoscere la morte definitiva. Maria ha avuto il coraggio di credere. Di dire che questo cielo è il posto degli ultimi.

E se è vero che è il cielo che regge la terra, dobbiamo ribaltare la nostra prospettiva. Ciò che ci intrattiene ci appesantisce. Ciò che ci libera e ci fa spiccare il volo è invece condividere i pesi, riconoscere la sofferenza dell’altro. Rimanere sotto le croci. Il canto libero di Maria, del Magnificat, è un canto scomodo, ma che restituisce dignità a quelli a cui è stata sottratta. Dà voce a chi soffre e innalza le vittime delle guerre fratricide. Ci piacerebbe poter vedere terre libere dal sangue. I potenti rovesciati e rovesciati anche i tavoli a cui si siedono con loro i nuovi ricchi.

Prendo la mia rabbia e la mia indignazione oggi e provo a darle voce. Provo a comporre il mio personale Magnificat, pregando per i rovesciamenti che vorrei vedere nel mondo, e per la salvezza che posso portare io con la mia voce. Nominando le cose, non tirandomi indietro di fronte alle ingiustizie. Rimanendo finché ce n’è bisogno per le mie sorelle e i miei fratelli, come ha fatto Maria per Elisabetta in quei tre mesi, fino al parto. Affinché un mondo vecchio possa dare alla luce la misericordia. Il nome di questo bambino, Giovanni, vuol dire proprio che Dio ha avuto misericordia.

Un mondo nuovo può iniziare anche da un incontro come questo, semplicemente con due donne che sanno ascoltare e servire la realtà. Shalom aleikhem (“che la pace sia su di voi”) è il saluto che Maria ha portato sulla soglia della casa di Elisabetta, e che con Cristo ci chiede di continuare a portare.

Caterina Bruno


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Dove mi ritrovo a camminare e come?

Provo a comporre il mio Magnificat. A quale verso posso dare carne?

A chi posso portare il saluto di Pace che ho ricevuto?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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