Ma che maniere!

Così
questo buio
io lo prendo
e lo metto
nelle vostre
mani.
E vi chiedo
Signore Buon Dio
di tenerlo con voi
un’ora soltanto
tenervelo in mano
quel tanto che basta
per scioglierne il nero
per sciogliere il male
che fa nella testa
quel buio
e nel cuore
quel nero,
vorreste?
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 15, 21-28)
In quel tempo, Gesù si ritiròverso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Mi lascio ispirare
Veramente il Signore sembra avere davvero dei brutti modi con questa donna cananea: del resto Canaan è, nella Scrittura, il luogo pagano per eccellenza, la terra degli idoli falsi ai quali le popolazioni immolavano i loro stessi figli e figlie, l’abominio assoluto per un pio ebreo, come Gesù, appunto. Inoltre, non lo dobbiamo dimenticare, è una donna: nel clima culturale dell’Antico testamento la donna è inferiore all’uomo, non può rivolgersi direttamente a lui, ed è anche impura una volta al mese: e infatti Gesù non le rivolge nemmeno una parola. Eppure proprio questa donna pagana lo invoca con l’appellativo: «Figlio di Davide». Da notare che Matteo scrive a cristiani che vengono dal giudaismo, ben consapevoli del significato di questa espressione.
Gesù, ascoltando i discepoli (maschi), le rivolge parole dure che possiamo capire ricordando che “cani” venivano chiamati appunto i pagani. E dire a una donna che è un cane, declinandolo al femminile, anche oggi è di fatto un insulto piuttosto pesante. Gesù ribadisce che è venuto per le pecore perdute della casa di Israele: e questo doveva interessare molto i cristiani della comunità di Matteo, ben consci della loro superiorità rispetto ai pagani.
Ma proprio qui si inserisce la risposta della donna, provocata dalle stesse parole di Gesù: anche i cani mangiano delle briciole cadute in terra dalla tavola dei padroni. E questo è detto non solo alla donna, ma soprattutto a coloro che in ogni tempo ascoltano questo Vangelo.
Ecco quindi il senso: Gesù, per così dire, si immedesima nella chiusura e nell’orgoglio dei suoi connazionali, lo smaschera, provocando e accendendo al massimo, per così dire, la fede della donna, per farci comprendere che la fede, quella che opera miracoli, prescinde dalle logiche di appartenenza, dalle parrocchie in cui dividiamo il mondo, e può sgorgare da ogni cuore. La sua parola, accolta nella fede di questa pagana, libera tutti noi dai nostri demoni, dai demoni della divisione, della discordia, del pregiudizio, anche religioso, dell’orgoglio. Ci fa riconoscere tutti figli di Dio, del Dio di Israele che in Cristo si rivela a tutte le genti.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Do un nome a un demonio che sento abitare il mio cuore, oppure la mia famiglia o la mia comunità.
Imparo dalla donna pagana a pregare, ripetendo con la sua fede: «Gesù, abbi pietà!».
Come posso imparare a intercedere e ad accogliere gli altri nella mia comunità di fede, proprio come i discepoli con Gesù?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.