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Tagliando e potando

commento di Gv 15,1-8, a cura di

Foto di Mauro Lima su Unsplash

Da adesso in poi ci proverò
a farti avere il meglio che ho,
il peggio lo troverai da te.

Luciano Ligabue, Da adesso in poi

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Mi lascio ispirare

Raramente ci si ricorda che ciò che questa pagina di Vangelo vuole offrire ai discepoli di Gesù è… il vino! Infatti è proprio il vino il frutto della comunione fra agricoltore, vite e tralci – e il vino di solito non si beve per necessità fisiologica, ma per rallegrare la vita. Immaginiamo dialogare fra loro questo agricoltore e questa vite.
Quanto è bella una campagna verdeggiante, con grappoli che scoppiano… Si intersecano il verde e il viola scuro delle uve, promettendo vitalità ed ebbrezza
Già: volentieri io vite starò con te, Padre agricoltore, perché questo campo possa portare frutto ed inviterò i miei alla medesima comunione che vivo con te, li inviterò ad essere tralci uniti a me vite.
Esatto, figliolo: così davvero avranno la bevanda più inebriante dei frutti della terra, il vino!

E tale vino è comunione, gioia, senso, fraternità, ciò che davvero riempie la vita.
Tutto questo è un dono, ma è pure il frutto del nostro coinvolgimento: c’è sempre qualcosa da tagliare e qualcos’altro da potare. Occorre tagliare ciò che inquina il vino: sbalzi termici, ossigeno e batteri lo rovinano. Così, bene è proteggere la vita da ciò che la danneggia, tagliando: relazioni tossiche, dipendenze che annullano, pretese sconsiderate.

Ma occorre pure potare: il desiderio di donarsi in ciò che si fa merita pure delle pause, delle vacanze; alcuni rapporti umani necessitano di una sana raddrizzata e di qualche puntino sulle “i”; le emozioni a tutti i costi si potano con le abitudini e le abitudini diventate schiavitù richiedono nuove emozioni.

Proprio così, tagliando e potando, riceveremo ciò che è più bello:
saremo figli del Padre e discepoli dell’unico Maestro.

Piero Lamazza SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quale "vino" rallegra di più il tuo oggi?

Come resti concretamente unito alla vite?

Cosa oggi nella tua vita merita di essere potato e cosa di essere tagliato?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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