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Rinnovare lo sguardo

commento di Mt 7,1-5, a cura di Piero Loredan SJ

Foto di Bruno van der Kraan su Unsplash

Tutto ciò che ci irrita negli altri può condurci a una migliore comprensione di noi stessi.

Carl Gustav Jung

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 7,1-5)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».


Mi lascio ispirare

L’immagine della pagliuzza e della trave ha qualcosa di paradossale e persino di comico. È facile immaginare Gesù che attinge alla sua esperienza concreta di falegname per costruire una scena così vivace. Ma dietro questa ironia si nasconde una profonda conoscenza del cuore umano.

Il punto centrale del brano non è tanto l’errore dell’altro, quanto il modo in cui io mi pongo di fronte ad esso. Gesù richiama l’attenzione sulla trave presente nel proprio occhio: chi non riconosce i propri limiti difficilmente sarà in grado di aiutare davvero il fratello o la sorella che ha accanto, di “rimuovere la pagliuzza dal loro occhio”. Prima di correggere gli altri, siamo chiamati a guardare con onestà a noi stessi.

Uno sguardo sempre pronto a individuare le mancanze altrui rischia infatti di ostacolare la comunione e di rendere impossibile un aiuto autentico al prossimo. Al contrario, riconoscere le proprie fragilità, le proprie incoerenze e persino la difficoltà di superarle può renderci più umili e misericordiosi, più vicini a Gesù.

Questa consapevolezza ci aiuta a comprendere se, come e fino a che punto sia opportuno correggere l’altro, sempre con un atteggiamento di benevolenza che cerca il suo vero bene. In altri casi, può portarci a riconoscere che il lavoro più urgente non riguarda l’altro, ma noi stessi: imparare ad accogliere i suoi limiti con la stessa pazienza e misericordia con cui desideriamo che siano accolti i nostri.

In questa prospettiva, i limiti dell’altro possono diventare un’occasione preziosa per guardare più in profondità dentro di noi. Così lo sguardo che inizialmente si fermava sul difetto del prossimo può trasformarsi in uno sguardo più vero su se stessi e, proprio per questo, in uno sguardo più misericordioso e fecondo verso gli altri. È da qui che nasce una comunione più profonda, nelle nostre relazioni e nelle nostre comunità.

Piero Loredan SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quali difetti degli altri mi irritano maggiormente?

Quali sono le “travi” che il Signore oggi mi invita a riconoscere nel mio cuore?

E come questo può rendere il mio sguardo più simile al Suo?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.