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Vincere perdendo

commento di Mc 12,35-37, a cura di Ottavio De Bertolis SJ

Foto di Ellen Kerbey su Unsplash

Magari sono superbo ma non mi apprezzerebbero, quindi scusa, ma resto umile.

Caparezza, Autoipnotica

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mc 12,35-37)

In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù disse: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
"Disse il Signore al mio Signore: / Siedi alla mia destra, / finché io ponga i tuoi nemici / sotto i tuoi piedi".
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.


Mi lascio ispirare

Gesù è nel Tempio, e, come tutti i dottori della Legge, insegna e commenta la Scrittura. Espone con autorità il suo insegnamento. Sul presupposto, per gli scribi che lo ascoltavano indiscusso e indiscutibile, che l’autore dei salmi fosse Davide, e che lo Spirito Santo lo avesse ispirato, Gesù mostra che non è possibile che nel salmo 109, da lui citato e considerato da sempre in senso messianico, il Messia sia figlio di Davide, suo discendenza secondo la carne. Davide chiama il Re-Messia, colui al quale Dio sottopone i nemici come sgabello dei suoi piedi, appunto «all mio signore», quindi non può esserne figlio.

In realtà, Marco mostra che l’essere Messia di Gesù non è nel segno della potenza, cioè nel porre a sgabello dei suoi piedi i suoi nemici, ma in un altro modo. E così nel suo Vangelo Marco racconta che il suo essere Messia si esprime nella venuta per sanare e non per ferire, come un vincitore secondo il mondo; il popolo lo acclamerà poi come «figlio di Davide», ma lui si mostra seduto su di un asinello, l’animale mite e umile per eccellenza, non su un cavallo, simbolo di forza e potere.

Così Marco mostra il potere salvifico di Gesù, testimonia la sua messianicità nella mitezza e nell’umiltà, non nei segni del potere umano. Così smonta la comprensione mondana della potenza salvifica di Gesù: Egli è sì il Salvatore, ma perdendo – non vincendo.

Ottavio De Bertolis SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quando nella vita condividi come un fratello e quando invece combatti per essere primo?

Cosa sei disposto a perdere agli occhi del mondo, per crescere davanti a Dio?

In che modo tu servi il Signore? In che modo, invece, senti che sia Lui a servire te?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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