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Custoditi e consacrati

commento di Gv 17, 11b-19, a cura di Chiara Selvatici

Foto di david martins su pexels

Le cose che si amano non si posseggono mai completamente. Semplicemente si custodiscono.

Gaio Valerio Catullo

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 17, 11b-19)

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]

«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.

Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità».


Mi lascio ispirare

Un bambino cerca le braccia dei genitori per sentirsi protetto, amato, per ricevere sicurezza. Come bambini, cerchiamo l’abbraccio del Padre. In ogni momento possiamo trovare rifugio, ma anche ristoro o intimità e relazione nella preghiera che diventa per noi uno spazio dove sentirci protetti e custoditi, tra le braccia di Dio.

Gesù cerca spazi di preghiera proprio per coltivare la sua relazione con il Padre. Dal Padre e dall’educazione dei suoi genitori ha imparato a prendersi cura degli altri: ha scelto i discepoli per condividere con loro la vita e la missione, si è commosso di fronte alle folle, si è preso cura di coloro che lo cercavano, si è addolorato dei cuori induriti e per i rifiuti ricevuti.

C’è una cura di Gesù che non è solo protezione, ma anche desiderio di pienezza di gioia, di vita. C’è una cura che non è possesso o dominio, ma è desiderio incondizionato di relazione che supera anche l’amore diventando benedizione e consacrazione. Consacrare è riconoscere l’altro come sacro, degno di amore e di rispetto, un bene prezioso, inviolabile. Dio ci considera sacri, beni preziosi ai suoi occhi, da amare e custodire, ma lasciandoci liberi di accogliere o no il suo amore.

Chiara Selvatici


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quando mi sento tra le braccia di Dio?

Cosa mi aiuta a guardarmi con gli occhi di Dio che mi considera un bene prezioso?

In quali occasioni mi prendo cura degli altri come beni preziosi e inviolabili?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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