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La vera vittoria

commento di Gv 16,29-33, a cura di Alessandro Di Mauro SJ

Foto di Louis Hansel su Unsplash

La maggior parte delle persone è quella che sta a guardare, questa è la cosa peggiore per Gesù! Perdere non è il peggio, il peggio è non partecipare!

Giovanni Cucci SJ

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 16,29-33)

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».

Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.

Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».


Mi lascio ispirare

C’è un momento nella vita dove tutto appare chiaro: ho chiesto più volte delle risposte per orientare la mia vita: cosa devo fare? Come posso amare di più? Come devo orientare la mia vita? Chi sono io? Chi voglio essere?

Talvolta mi sembra che non ci siano risposte adeguate e che la vita sia come una barca in mezzo ad una tempesta portata da venti che non capisco come sfruttare per andare dove vorrei. Ma poi arriva quel momento in cui tutto sembra più chiaro; non è nitido, non è completo ma basta ad orientare la mia vita in modo diverso.

Ma non è sempre facile mantenere la rotta, perché ancora una volta il desiderio di felicità che mi sta guidando si scontra con i limiti di una realtà che è diversa. Mi sembra di rimanere da solo in questa lotta interiore, fra una via verso ciò che mi rende felice e la vita vera.

Ma risuona in me una frase: non sono solo, non sono un figlio abbandonato fra i venti della realtà che possono distruggermi, non sono solo. Dio che è Padre è con me. Ma dove? Lì dove sto soffrendo in quella lacerazione che faccio fatica a definire e a curare, lì dove ricevo un gesto di amore, lì dove qualcuno mi ha teso la mano, in quell’amicizia che mi ha salvato più volte, lì dove riesco a chiamare Dio Papà.

Gesù ci fa riscoprire questa figliolanza, è consapevole che nel mondo ho e avrò tribolazione, ma è il prezzo da pagare per vivere felice. Ma c’è un’altra buona notizia: ha già pagato lui per tutti noi, non mi resta che avere coraggio guardando a questo e direzionare le mie vele con il vento in poppa.

Alessandro Di Mauro SJ


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Dove ho visto la presenza di Dio nella mia vita?

Che sensazione mi da poter chiamare Dio, Padre?

Cosa mi aiuta ad orientare la mia vita?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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