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Fuori serie

commento di Gv 15,18-21, a cura di Marco Ruggiero

Foto di Yeshi Kangrang su Unsplash

Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, e nulla più.

Oscar Wilde

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 15,18-21)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: "Un servo non è più grande del suo padrone". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».


Mi lascio ispirare

Il mondo non odierebbe ciò che è suo. Poiché la buona notizia di oggi è che non siamo del mondo, non c’è da impaurirsi né da meravigliarsi se siamo odiati dal mondo. Naturalmente, per “mondo” non si intende il Creato voluto da Dio, ma tutte quelle forze ostili al suo disegno di salvezza, tutto ciò che si ribella a lui. È questo il male che Gesù è venuto a smascherare e a combattere e che anche il discepolo – ciascuno di noi oggi – è chiamato a fronteggiare.

Sembra un controsenso, ma proprio questa è la nostra speranza: la via della Croce continua ancora oggi per ciascuno di noi. E in questa prospettiva non c’è spazio per la paura e l’angoscia! Non dobbiamo mai dimenticarci che abbiamo un’origine diversa e che siamo pietre vive, non mattoni inerti. Molto spesso, però, esistiamo senza vivere. Lo facciamo quando ci spegniamo nella quotidianità vuota delle cose da fare; finiamo, così, per essere schiavi del mondo. Da salvati, invece, con Gesù Risorto siamo chiamati a vivere il Regno di Dio già qui e ora sulla Terra.

Marco Ruggiero


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quale mia paura oggi sta decidendo al posto mio?

In quale mia attività quotidiana corro il rischio di esistere senza vivere?

In cosa, invece, la mia vita oggi risulta "estranea" alle logiche del mondo?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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