Abita le nostre lentezze

La vita senza amore è come un albero senza fiori o frutta.
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 15,1-8)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Mi lascio ispirare
In questo periodo dell’anno, camminando nei parchi pubblici, chi può in campagna, chi lo possiede nel giardino di casa, veniamo catturati dalla vista della fioritura degli alberi. I rami che per mesi sono stati secchi e spogli, in una rigidità senza prospettiva apparente di cambiamento, in queste settimane si sono popolati di gemme verdi, che s’apprestano a divenire foglie e ad accogliere frutti gustosi e colorati.
Oggi Gesù parla il linguaggio del tempo della trasformazione, prendendo come metafora l’immagine della vite, del tralcio e della potatura.
Colpiscono due aspetti. Il primo è l’intimità della connessione che lega il tralcio alla vite. Il secondo è la segreta lentezza che porta alla formazione del frutto.
Abituati alla velocità dell’algoritmo dei motori di ricerca, assuefatti allo scrolling che permette di passare da un profilo italiano ad uno spagnolo ad uno australiano o giapponese nell’arco di pochi secondi, abbiamo perso la familiarità con la lentezza: il paziente accumulo dei giorni, il minimo sommarsi dei gesti, il gusto e la consuetudine dei desideri che accompagnano le giornate. Alcune trasformazioni avvengono nell’arco di qualche giorno o di poche settimane. Altre richiedono mesi e pazienza.
Se tutto questo è sensato e ragionevole, la parabola della vigna che cosa suggerisce a noi, uomini e donne della velocità? Accanto alla più consueta e meditata immagine della connessione profonda che ci lega al Signore, oggi possiamo essere interrogati dalla lentezza che ci salva dalla logica della prestazione. Capiamo lentamente, desideriamo in modo confuso, agiamo con frequenti interruzioni. Com’è rispettosa l’immagine che il Signore propone, lui che ci conosce e abita le nostre lentezze, le nostre confusioni e le nostre contraddizioni. Le trasforma in tempo propizio per portare vita e frutto, solo che si accetti di abitare con lui il tempo e in lui la nostra vita.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Come vivi la lentezza?
Qual è il frutto che ambisci a portare nella tua vita?
Come coinvolgi il Signore nelle trasformazioni che desideri? Come vivi con Lui quelle che avvengono a prescindere da te?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.