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So chi sei

commento di Mt 13,54-58, a cura di Gabriele Bernabini

Foto di Gabriele Bernabini, Frasassi, agosto 2025

"Perché non hai fatto il padre?" "Pensavo di non essere all'altezza." In quel momento ho capito una cosa importante. Che nessuno al mondo si sente all'altezza quindi non c'è da preoccuparsi.

Dal film Youth (2015)

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Mt 13,54-58)

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: "Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?". Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua". E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.


Mi lascio ispirare

Una sapienza che disorienta. Ripenso a quando mi stupisco per qualcosa che non comprendo e mi trovo a fare i conti con la necessità di recuperare la sensazione di controllo. È una dinamica che rischia di farmi racchiudere anche altre persone all’interno di un’etichetta a me familiare. Credere di conoscere già tutto di una situazione, di un ambito, di una relazione, mi illude di potermi non mettere costantemente in discussione, come se fosse una sorta di salvagente al quale aggrapparmi. In un mondo pieno di stimoli è una piccola difesa possibile per proteggere quella parte di me che non si sente abbastanza.

La conseguenza certa però è una sola: impedirmi di vedere il prodigio che altri potrebbero portare proprio nella patria della mia quotidianità. Lo sa bene il cuore, che ha vissuto parimenti situazioni nelle quali non si è sentito riconosciuto. Penso a quando mi sembra che non cambi nulla nella mia vita, mentre intanto dentro stanno germogliando tante novità.

I prodigi che non avvengono non sono una punizione o una ripicca, ma una conseguenza che suggerisce una possibilità che parla alla mia intera vita. Il miracolo ha bisogno di uno spazio vuoto per accadere, e se il mio cuore è pieno di pregiudizi e definizioni, non c’è posto per l’incredibile.

Guardare oltre il “falegname” che ho davanti – che sia un collega, un partner o la mia stessa fragilità – può davvero aiutarmi a riconoscere sapori e colori di Gesù nella quotidianità. Forse amare è anche custodire questo spazio, nelle relazioni e forse anche per me stesso. Lasciare che le cose accadano, senza necessariamente dare un senso a tutto subito. Forse anche questa è una sapienza, che ha la sua origine nella storia di ciascuno e nel suo cuore.

Gabriele Bernabini


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quali relazioni rischio di non vivere a pieno a causa delle mie convinzioni?

Dove sto riscontrando ambiti di incredulità e stupore?

Quali etichette ho su me stessa, su me stesso?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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