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Davanti ai nostri occhi

commento di Gv 10,22-30, a cura di Tomaso Roncallo

Foto di Mert Kahveci su Unsplash

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi.

Marcel Proust, À la recherche du temps perdu

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 10,22-30)

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».

Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


Mi lascio ispirare

La richiesta è diretta. La risposta è spiazzante. Le parole, le opere ci sono e danno testimonianza.

E allora, forse, il punto non è quanti o quali segni servono, ma se abbiamo occhi aperti per riconoscere. Tante volte siamo noi stessi a bloccarci, a non voler vedere: idee rigide, aspettative precise, o la convinzione di non meritarci nulla, di non meritare quella vita vera, eterna, quell’amore. Correndo il rischio di non riconoscere ciò che è davanti a noi.

Il riconoscere passa dall’ascolto di sé e dalle scelte concrete, nella vita quotidiana, seguendo la verità di noi stessi, di noi stesse al posto di accettare comode finzioni.

È lì che si intravede una direzione diversa. La vita vera, la vita eterna non è lontana.

Tomaso Roncallo


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

Quali idee, preconcetti o aspettative mi impediscono di guardare alla mia vita in modo chiaro?

Quali scelte faccio per abitudine più che per autenticità?

In quali ambiti mi sto proteggendo al punto da non lasciarmi più incontrare da qualcosa di nuovo?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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