
-
Mi ha sempre colpito che Cristo scelga di offrire il suo corpo nella forma del pane e del vino, proprio perché l'uomo smetta di divorare il corpo degli altri e quello del mondo.
Alessandro D'Avenia, Resisti, cuore. L'Odissea e l'arte di essere mortali
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 6,44-51)
In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio". Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Mi lascio ispirare
Le parole che leggiamo oggi sono ancora più incisive se pensiamo al posto in cui questo discorso viene pronunciato da Gesù… Già, qual è la location? Non siamo molto lontano dalla sua Nazareth, nella sinagoga di Cafarnao, un luogo abituale di ascolto della Parola. Rendendo le cose semplici e a noi vicine, possiamo dire che è come se avesse parlato in parrocchia, dove ci sono persone che lo conoscono da anni. Abbiamo sentito spesso il parroco esortarci a nutrirci del Signore, ma mai abbiamo sentito qualcuno dire «il miglior pane al mondo sono io» o «ti risusciterò nell’ultimo giorno». E, se lo avesse fatto, l’avremmo lasciato perdere, povero esaltato, povero folle…
Si può parlare di dove si mangia bene, di nuovi locali che hanno aperto da poco, ma sentire qualcuno che dice in tutta serietà e piena capacità di intendere e volere «il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo», francamente è troppo! Assurdo, lontano dalla realtà… «Ma che dici? Hai le mani callose per la legna che maneggi, hai i resti di segatura fra i sandali e tuo padre Giuseppe ha fatto tavoli e sedie per la casa di mio zio. Non dire assurdità, per favore, non ci dire che sei un parente del Santo, benedetto egli sia!».
Avranno reagito più o meno così le persone presenti. Tanto è vero che viene detto poi «da quel momento molti dei suoi discepoli […] non andavano più con lui». Benissimo! Avranno dato retta a sensatezza e ragionevolezza. Però la loro vita di qualcosa si sarà pure dovuta sfamare… Già, qui è il punto: capire qual è il tuo pane!
C’è chi si nutre di vari diversivi e sbornie, chi del dio che ha in testa: tutta “manna” nei vari deserti della vita, e i padri ne sono già morti. Chissà se ne moriranno pure i figli…
E tu, invece? Cosa vuoi mangiare?
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Dove hai cercato nutrimento negli ultimi mesi?
Nella tua vita, chi ti ha promesso vita?
Che vuol dire, secondo te, «il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
23
Aprile
2026
C’è pane e pane…
commento di Gv 6,44-51, a cura di Piero Lamazza SJ