
Foto di Enrica Bonino -
Era profondamente religioso, e aveva tanta fede nella resurrezione dei morti, che sulla sua lapide fece incidere solo due parole: “Torno subito!”.
attribuita a J.R.R. Tolkien
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mc 16,9-15)
Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».
Mi lascio ispirare
Talvolta siamo più propensi a credere alle brutte notizie (vedi la morte di Gesù) che a quelle belle, sorprendenti, cioè che Gesù è vivo. Quasi che il dolore abbia ragionamenti più convincenti della gioia. Il male fa più notizia del bene e com’è vero anche per la nostra quotidianità! Certamente può essere un modo per difenderci dal dolore, ma è una modalità che sa più della nostra mentalità corrente che dei criteri di Dio.
È anche sorprendente che Gesù scelga per annunciare la sua presenza reale ancora una volta una figura che diremmo improbabile, cioè una donna, categoria certo non di spicco nella sua società. Gesù sceglie sempre degli “strumenti”, dei messaggeri che non hanno a che fare con la consuetudine, le nostre abitudini, i nostri “si è sempre fatto così”. Ma chi può annunciare Gesù è qualcuno che l’ha incontrato, perché la fede nasce da un incontro; nonostante l’entusiasmo della messaggera e la notizia, i discepoli non credono.
Siamo invitati a guardare ciascuno la durezza di cuore di cui è portatore, almeno in piccola percentuale e imparare ad aprirci all’ipotesi che forse le cose non stanno esattamente come ci suggerisce la nostra angoscia. C’è una grande educazione che la Pasqua dovrebbe inaugurare in noi: è lasciare che la luce pian piano possa di nuovo far abituare i nostri occhi a vedere di nuovo, occhi allenati al buio che tante volte mal sopportano la luce. Annunciare il Vangelo non significa dire qualcosa, ma lasciare che ciò che è successo quel giorno di Pasqua ci raggiunga davvero, abiti tutte le pieghe e le piaghe della nostra vita. A noi è chiesta la testimonianza della nostra vita trasfigurata dalla Pasqua, non ci vengono chieste parole, basta semplicemente mostrare con la nostra esistenza ciò che crediamo.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
A cosa mi è più facile credere nelle mie giornate?
Quale attenzione pongo agli incontri, a tutti gli incontri?
Quali piccoli passi oggi posso fare per dire la mia fede?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
11
Aprile
2026
Vita trasfigurata
commento di Mc 16,9-15, a cura di Enrica Bonino s.a.