
- generata con Chatgpt
La libertà non è fare ciò che si vuole, ma volere ciò che si fa.
Jean-Paul Sartre
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 13,1-15)
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Mi lascio ispirare
Ci sono situazioni in cui un gesto che potremmo compiere si carica di ambiguità: ci umilia o mantiene la nostra dignità. Che cosa fa la differenza? Dall’esterno sembra la stessa cosa, ma interiormente è tutta un’altra storia. Puoi farlo per debolezza, per paure, per evitare il conflitto, per non esporti, per non prenderti fino in fondo la responsabilità. Oppure puoi farlo sapendo esattamente cosa stai facendo, perché lì dentro c’è tutto il tuo desiderio di amare. È la stessa azione. Ma cambia tutto.
Nel Vangelo, Gesù non lava i piedi perché “deve”. Non è costretto. Non è un gesto umiliante, servile, semplicemente perché non lo vive come tale. È un gesto libero. Si alza, depone le vesti, prende il grembiule. Ogni passaggio è scelto, voluto. E proprio lì, mentre si abbassa, non si degrada, non si umilia: rivela la sua grandezza. Pietro si confonde perché nel suo schema abbassarsi significa perdere. Gesù mostra che per lui è esattamente il contrario.
Se sai chi sei, puoi abbassarti senza perderti. Anzi, è proprio in quel gesto paradossale che affiora di che pasta sei fatto. Il punto non è cosa fai, ma da quale centro interiore lo fai. Se dentro c’è paura, fuga, bisogno di essere accettato o riconosciuto, anche un gesto “bello” si svuota e ti umilia. Diventa ridicolo, esibizionista. Se parte dal desiderio di donare il meglio che sei, anche un gesto umiliante sprigiona bellezza e signorìa.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Da quale posizione compi abitualmente i gesti quotidiani?
Quali gesti umili compi per evitare, fuggire, compiacere?
Quali gesti umilianti restituiscono la tua dignità?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
2
Aprile
2026
Servo o signore?
commento di Gv 13,1-15, a cura di Flavio Emanuele Bottaro SJ