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Azione – reazione

commento di Gv 11,45-56, a cura di Tomaso Roncallo

Foto da PxHere

L’oscurità non può scacciare l’oscurità: solo la luce può farlo.

Martin Luther King Jr.

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore


Entro nel testo (Gv 11,45-56)

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».

Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da sé stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

Gesù, dunque, non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.

Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».


Mi lascio ispirare

Dopo la resurrezione di Lazzaro, alcuni iniziano a seguire Gesù, a scegliere di andare verso la vita, alcuni denunciano, i capi decidono di uccidere. Scelgono di andare verso la morte.

La reazione che possiamo avere davanti a un evento dipende da noi. Dalla nostra storia, dal nostro vissuto, dalle nostre consapevolezze. A volte dalle nostre stanchezze. Dipende anche dal rapporto che abbiamo con la morte e con la vita. Possiamo ripiegarci su noi stessi imprigionandoci nelle nostre paure e desolazioni, arrabbiati, disillusi e un po’ rassegnati; oppure possiamo provare a far sì che quell’evento ci metta in moto, ci dia slancio verso gli altri.

Non si tratta di percorsi semplici o immediati, spesso non è la via più facile, non è qualcosa di cui il frutto si veda nell’immediato, ma certo è un modo di approcciare la vita che ci aiuta ad andare incontro agli altri a braccia aperte, creando occasioni di incontro, luoghi di ascolto, relazioni liberanti che liberano anche noi.

Tomaso Roncallo


Immagino

Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.


Rifletto sulle domande

In quali ambiti della mia vita mi sto ripiegando su me stesso/a, per paura o disillusione?

Qual è stata l’ultima situazione in cui ho reagito “denunciando” o giudicando invece di lasciarmi mettere in discussione?

In quali ambiti e ambienti della mia vita riesco a creare relazioni liberanti?


Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.

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