
Foto di Thiago José Amaral su Pexels -
Ciò che taceva nel padre parla nel figlio, e spesso ho trovato nel figlio il segreto svelato del padre.
Friedrich Nietzsche
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 7,1-2.10.25-30)
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.
Mi lascio ispirare
In molte culture si viene definiti e conosciuti a partire dal proprio padre, dai propri avi, dal proprio albero genealogico; anche nei vangeli troviamo la genealogia di Gesù. Tutta questa pagina di Vangelo è pervasa dal dilemma tra conoscere e non conoscere, sapere e non sapere, accogliere e rifiutare, vita e morte. Alcuni abitanti di Gerusalemme sanno di dov’è questo Gesù che parla loro, conoscono il suo albero genealogico e per questo non lo riconoscono come Messia, non riescono ad accogliere la verità del Padre. Cercano un Cristo “sconosciuto”, fuori da ogni albero genealogico, e non riescono ad andare oltre i loro schemi terreni.
Ciò che non entra nelle loro logiche lo vogliono cacciare o imprigionare e uccidere. Non è facile accettare che Dio si è fatto uomo, che è entrato in un albero genealogico, che è nato e vissuto in una terra concreta. A volte rischiamo di rimanere ad attendere l’ignoto, l’imprevisto, e non ci accorgiamo che Dio si sta già manifestando proprio in ciò che si presenta davanti ai nostri occhi, nelle relazioni più vicine, nelle persone che già conosciamo, perché Dio è entrato nei nostri alberi genealogici e ci ha resi figli nel Figlio.
Dio è così lontano e così vicino perché si è fatto uomo e in Gesù possiamo conoscere il Padre.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Cosa mi aiuta a sentirmi figlio/a di Dio?
Cosa mi aiuta ad andare oltre i miei schemi e ragionamenti?
In quali momenti sento Dio più vicino?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
20
Marzo
2026
L’albero genealogico
commento di Gv 7,1-2.10.25-30, a cura di Chiara Selvatici