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Solo tu puoi salvarmi, ricordati.
Anche se ho sbagliato, perdonami.
Non potendo vivere...
Ho capito che son legata a te.
Luciano Beretta
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Gv 5,17-30)
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
Mi lascio ispirare
Non esiste un padre senza figlio e un figlio senza padre. Gesù mette in risalto la sua relazione con il Padre come aspetto fondamentale della sua venuta. Ci mostra Dio per quello che è: un Padre che ci ama e che ha voluto inviare il Figlio per la nostra salvezza. Giovanni ci tiene a parlare di questa relazione intima fra il Padre e il Figlio. Che è un rapporto di amore intenso dove le due volontà sono in armonia e si fondono in un’unica sinfonia.
Probabilmente già Gesù sa della sua morte ma vede ancor meglio la sua Risurrezione che fa della morte solo un nuovo inizio. Il giudizio diventa un incontro fruttuoso con Gesù che si manifesta dove i nostri tentativi di amore, di sequela, imperfetta, al Signore verranno esaltati grazie all’amore di Dio.
Quale allora la salvezza promessa? Salvezza dal peccato certamente, ma è salvezza anche dalle nostre fragilità a cui risponde con la guarigione, dalle nostre schiavitù per essere liberati, alla rottura delle relazioni contrappone la riconciliazione, alla sofferenza la beatitudine.
Perché Gesù entra nelle nostre lacerazioni, nelle nostre schiavitù, nel nostro peccato promettendoci una relazione che ci rivela la nostra identità: Dio che sembra essere lontano, che sembra essere fuori dalle nostre vite si presenta così come è davvero un Padre e noi siamo figli mediante Gesù Cristo.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali sono le mie schiavitù, le mie lacerazioni, le mie mancanze per le quali vorrei chiedere al Signore di intervenire?
Quale relazione mi sento di avere con il Signore?
In quali occasioni mi è capitato di percepire la presenza del Signore nella mia vita?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
18
Marzo
2026
Nella relazione la mia identità
commento di Gv 5,17-30, a cura di Alessandro Di Mauro SJ