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Il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusto senza esserlo.
Platone
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 5,17-19)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Mi lascio ispirare
L’orizzonte che Gesù pone davanti ai suoi discepoli (e a noi) è il regno dei cieli. Entrare nel regno dei cieli vuol dire accogliere la rivelazione della paternità di Dio – e scoprire che Dio è Padre ci mette in cammino dietro a Gesù, che ci indica la via per diventare figli. Egli, che è il maestro del cuore umano, ci spiega che per diventare figli bisogna curare la qualità dell’ascolto, come fa lui, l’autentico ascoltatore.
La legge è un pilastro per il popolo d’Israele e rappresenta quell’insieme di norme che regolamentano la vita quotidiana di ogni giudeo in modo che tutto (gesti, pensieri e parole) sia centrato in Dio. Di questa legge tutto è importante, ogni piccolo dettaglio, perché tutto appartiene a Dio. Per questo richiede un ascolto profondo di ciò che la anima. Non le si può obbedire secondo la giustizia di un fariseo, secondo una giustizia che dispensa meriti e colpe. Piuttosto bisogna cercare la giustizia che deriva dall’ascolto col cuore, quella che deriva dalla sovrabbondanza di amore, di misericordia e di dono di sé.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quando cerco di ascoltare e di mettere in pratica una norma, quale orizzonte ho davanti a me?
Cosa mi fa sentire nel “giusto”?
Quando mi sento “giusto”?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
11
Marzo
2026
Giusti, non nel giusto
commento di Mt 5,17-19, a cura di Lorena Armiento s.a.