
Foto di Ilaria ZIpponi -
E se mi trovi stanco,
e se mi trovi spento,
se il meglio è già venuto
e non ho saputo
tenerlo dentro me […],
ovunque proteggi la grazia del mio cuore.
Vinicio Capossela, Ovunque proteggi
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 18, 21-35)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Mi lascio ispirare
Perdonare fino a settanta volte sette. Dio ci ama e ci perdona anche perché pure noi impariamo a fare altrettanto. Perché questo tipo di amore si possa diffondere, perché possiamo coltivarlo tra di noi anche senza di lui. Questo può riuscire solo dopo aver intimamente sentito ed esperito un amore che non chiede di restituire quanto è stato prestato, che non pretende ciò che pure sarebbe giusto pretendere, che va oltre le leggi e oltre le pretese che sarebbero normali in determinate situazioni.
Dandoci la possibilità di sperimentarlo, Dio si augura che anche noi riusciamo a metterlo in pratica, per quanto questo possa risultare contrario alle nostre categorie, alle nostre abitudini e tradizioni, al nostro senso del dovere e della giustizia. Ma questo tipo di amore va oltre. E Dio ci rimane male quando vede che non riusciamo a far circolare quest’amore che lui per primo ha praticato; quando, invece di lasciare il nostro cuore caldo e morbido, lo lasciamo inaridire e ne blocchiamo la diffusione.
Quando ci capita di sentire una certa tendenza all’inaridimento, una certa difficoltà nella gratuità, una certa rigidità verso gli altri e verso ciò che pensiamo debbano fare, verso ciò che riteniamo sia giusto o doveroso fare, forse può aiutarci fare memoria di quell’amore che abbiamo sperimentato in passato, di quella sensazione di grazia che ci è stata donata, del bene ricevuto nella nostra vita. Di quella voce che ci dice: “Vai bene così. Non devi saldare alcun debito. Non devi restituire ciò che ti ho prestato. Non devi riparare al male che hai fatto. Sei nuova, sei libera, sei salva”.
Possiamo riportare al cuore questa sensazione, ricordarla (come l’etimologia del verbo ricordare ci suggerisce), e forse così ci sarà più facile lasciare spazio a quell’amore sorprendente e spiazzante, che supera ogni misura, che va oltre noi, che riscalda e lascia tenero il cuore, che sgorga forte quando gli consentiamo di fluire, che tutto e tutti può curare.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quando, nella mia vita, ho sperimentato un amore che è andato oltre i miei sbagli, le mie mancanze, i miei impegni non rispettati, i miei debiti rimasti insoluti?
Quali sono i segnali che mi fanno capire che il mio cuore si sta inaridendo?
Cosa rende difficile riportare alla memoria presente, al cuore, il bene ricevuto nella vita e i momenti belli del passato (in cui mi sono sentita/o bene, amata/o, voluta/o etc)?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
10
Marzo
2026
Ricordare l’amore ricevuto
commento di Mt 18, 21-35, a cura di Ilaria Zipponi