
Foto di Andrea De Santis su Unsplash -
Siamo lentamente arrivati all’uomo artificiale che, essendo tutt’uno coi prodotti e con le situazioni, è inesistente perché non fa più attrito con nulla, non ha più rapporto (lotta e attraverso la lotta armonia) con ciò che (natura o storia) gli sta intorno, ma solo astrattamente “funziona”»
Italo Calvino
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 21,33-43.45-46)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.
Mi lascio ispirare
Lo sappiamo per l’esperienza diretta del flusso di informazioni che ci raggiunge ogni giorno attraverso i social e gli schermi dei nostri cellulari: ci sono racconti che mascherano e altri che rivelano.
Lo sappiamo per l’esperienza quotidiana delle nostre relazioni personali: ci sono parole che blandiscono mentre avvelenano, che compiacciono mentre nascondono; e poi ve ne sono altre che fanno frizione e così liberano, che sono scomode e in tal modo mostrano un passo possibile, più in là oltre i nostri perimetri.
Uno scrittore ha definito l’uomo moderno come l’uomo artificiale, così intento a identificarsi con i prodotti e le situazioni da non vivere più l’esperienza dell’attrito con ciò che gli sta intorno, e così smette di vivere – o amare, in fondo sono la stessa cosa – e si limita a funzionare.
Gesù racconta una parabola. Sappiamo che ciò costituisce quasi una costante del suo insegnamento. Oggi racconta di sé, dei capi dei sacerdoti e degli anziani del popolo. È un racconto duro e pieno di spigoli. Non viene scontato nulla, non viene presa nessuna scorciatoia, né tentato alcun accomodamento. Mettendosi nei panni del Signore che lo pronuncia, come deve essere stato faticoso e penoso “vedere prima” e continuare a rimanere dentro la situazione. Lo possiamo sentire: non c’è questione di principio che tenga, solo l’amore concede questa forza. Gesù non vuole che la situazione funzioni, non cerca di sistemare le relazioni per difendersi, né sceglie la versione morbida per tranquillizzare. Desidera per i suoi interlocutori la libertà del Regno, che essi aprano gli occhi e scelgano il Vangelo, la sequela e la fede in Lui. Quanto amore c’è in questo coraggio quieto e silenzioso, che sa annunciare una fine tragica e offrire ancora una possibilità di salvezza?
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali parole ti fanno semplicemente “funzionare” e quali creano “attrito” in te?
Cosa può significare per te la concretezza dell’invito del Signore a prendere posizione nel tuo ambiente, per stare con Lui?
Che cosa ostacola la tua sequela? E cosa la favorisce?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
6
Marzo
2026
Una possibilità di salvezza
commento di Mt 21,33-43.45-46, a cura di Diego Mattei SJ