
Immagine generata con IA / ChatGPT -
Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo.
Anaïs Nin
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Lc 6,36-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Mi lascio ispirare
Il giudizio è una componente essenziale della conoscenza: ci aiuta a orientarci, a prendere posizione, a dare un nome a ciò che accade. Ma mentre giudico, un frammento di realtà tende a cristallizzarsi dentro di me come verità assoluta. Un gesto o una parola dell’altro si irrigidiscono in una etichetta o peggio in una intenzionalità che assegno arbitrariamente. La complessità si riduce, tutto appare più chiaro, più gestibile.
Condannare è un passo ulteriore: non mi limito a interpretare, fisso l’altro nel mio sistema interiore e lo rendo funzionale al mio equilibrio. Lo immobilizzo. Se è definito una volta per tutte, non potrà più sorprendermi né mettermi in discussione. Ma ogni volta che congelo l’altro in uno schema, congelo anche me stesso. Aumenta la mia sicurezza, diminuisce la mia libertà. E spesso rivesto la mia lettura parziale con la maschera dell’“oggettività”, cercando conferme che rafforzino l’etichetta che ho già costruito.
Perdonare non è dimenticare né giustificare. È lasciare che l’altro continui ad avere una vita propria dentro di me, anche quando mi destabilizza. È accettare che la relazione resti uno spazio aperto, capace di farmi crescere. La misericordia è questo: non ridurre la complessità per difendermi, ma restare disponibile al movimento destabilizzante. Con il giudizio conosco; con il perdono divento sapiente. Il perdono è la forma più alta di conoscenza a cui possiamo tendere.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quando giudico, sto cercando la verità… o sto proteggendo il mio equilibrio?
Chi ho rinchiuso in una definizione, impedendogli di cambiare — e impedendo a me di farlo?
In quali aspetti mi accorgo di essere meno disponibile a lasciare che la realtà esterna mi trasformi?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
2
Marzo
2026
Perdono, sapienza del cuore
commento di Lc 6,36-38, a cura di Flavio Emanuele Bottaro SJ