
Foto di Gabriele Bernabini, Monte Carpegna (2024) -
Dovunque cada l’alba sulla mia strada, senza catene, vi andremo insieme.
Pierangelo Bertoli, Spunta la luna dal monte
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 17,1-9)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Mi lascio ispirare
Essere preso e coinvolto da una proposta della quale fidarmi, una proposta che mi porta in disparte. Sembra la ricetta per prepararsi a cogliere l’inaspettato, in questo caso un dono che anche Gesù stesso riceve e che lo trasfigura. Qualcosa di così potente che cambia il volto, la luce e i colori: non si può dire, solo provare.
Desidero anche io questa trasformazione. Spesso vivo questa ricerca come un obiettivo raggiungibile con impegno e attenzione a carpire nuove istruzioni. Per questo quando capita un successo, un abbraccio, un istante di pace profonda la reazione è volergli costruire una tenda sopra. Mettere al sicuro quella felicità trattenendola per non farla scappare. Come Pietro quindi intervengo invece di ascoltare, rischiando di non accorgermi di una dinamica più grande: il desiderio umano di restare sulla vetta, dove tutto sembra chiaro, lontano dal rumore e dalle complicazioni che mi aspettano a valle.
La voce nella nube mi ricorda che non sono io il padrone della luce, creando un contrasto forte tra una felicità palpabile seguita da un’angoscia che disorienta. Come i discepoli, sono affascinato dal cambiamento radicale ma intimorito dalla responsabilità in una realtà incontrollabile. Negli abissi di questa confusione interna una voce mi dice di non temere, portandomi una consolazione senza motivo, che apre nuovi punti di vista.
Penso a un viaggio molto bello: vorrei che continuasse, ma sento anche il richiamo a tornare per portarlo nella mia vita. Percepisco lo stesso invito per la preghiera: affinché diventi vita a volte non mi viene chiesto di fare niente, solo orientarmi a ricevere e abbracciare l’incomprensibile di questa trasformazione, che è nascosto ma vivo e rende il mondo affascinante, suggestivo e pieno di significato. Posso così non rimanere spettatore di questa trasfigurazione ma diventarne protagonista, per tornare rinnovato dal monte, a vivere la vita che attende fuori dalla tenda.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
In quali occasioni ho cercato di “costruire una tenda”?
Quali passaggi nella vita mi hanno fatto sentire trasformato, trasformata?
In quali ambiti di vita mi abita un desiderio di trasfigurazione?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
1
Marzo
2026
Partire per imparare a tornare
commento di Mt 17,1-9, a cura di Gabriele Bernabini