
In foto, Pedro Arrupe SJ -
In questo traffico di sguardi senza meta,
in quei sorrisi spenti per la strada,
quante volte condanniamo questa vita,
illudendoci di averla già capita,
non basta, non basta.
Fiorella Mannoia, Che sia benedetta
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 25,31-46)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
Mi lascio ispirare
Dopo Gesù, i primi a parlare sono i cosiddetti giusti. Si tratta di coloro che hanno sfamato, dissetato, accolto Gesù in chi viveva ognuna di queste situazioni di disagio. Colpisce il loro porre la domanda: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare…». Se immaginassimo di averli davanti mentre chiedono al Signore “quando?”, non potremmo non notare la loro semplicità, quasi l’ingenuità di chi pare non capire che Gesù sta parlando proprio di loro, sta dicendo che ha apprezzato la loro vicinanza a chi aveva bisogno.
Di solito, chi è chiamato per ricevere un premio, sa già che può essere premiato, va fiero delle sue capacità e meriti, ma questi «benedetti dal Padre mio» non sanno neanche la cosa più grande del mondo, cioè che sono appunto benedetti dal Padre di Gesù, né tantomeno che stanno per ricevere in eredità il regno più antico e più divino. Si tratta di persone umili, senza pretese, senza speciali ambizioni. La loro ingenuità, purezza di cuore, la loro gratuità nel servizio sono ciò che lascia il segno, che arricchisce qualcuno. È tutto questo che li rende dei benedetti. Chi vive così non ha il guadagno come meta, non conosce vetrina in cui esporsi, non freme per porre sul suo profilo social un proprio traguardo.
Ma, cosa più bella fra tutte, questa gente alla fine della vita si renderà conto che l’affamato di senso, l’assetato di vita, quello che si sentiva disadattato e fuori contesto, chi si sentiva nudo del giusto riconoscimento, il malato di sana ricerca di cose piene, il carcerato che non riusciva a scappare dalla prigione degli stereotipi sociali stringenti, era colui in cui Gesù chiedeva l’elemosina della vita.
Il Signore proprio quei panni aveva preso e magari ci aspettavamo che fosse solo in Cielo! E invece era lì, vicino a te e a me! Del resto il Cristianesimo ha a che fare con l’incarnazione… O no?
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
In te dove finisce la semplicità e comincia l’ingenuità?
In chi riconosci il Signore nel tuo quotidiano?
Come ti fa sentire sapere che le nostre azioni hanno conseguenze per il Signore ed il suo regno?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
23
Febbraio
2026
Tra semplicità e ingenuità
commento di Mt 25,31-46, a cura di Piero Lamazza SJ