
Foto di Rodrigo Medels su Wikimedia Commons -
Non aver paura di incontrare la solitudine. È una rara opportunità per fare amicizia con sé stessi.
Anonimo
Mi preparo
Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Entro nel testo (Mt 4,1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Mi lascio ispirare
Le tre tentazioni hanno in comune una parolina apparentemente innocua, la congiunzione “se”. Il nemico della natura umana, così lo identifica sant’Ignazio per indicare che il suo intento fondamentale che è quello di snaturarci, usa sapientemente questa particella grammaticale per sbilanciare il suo interlocutore. Dopo che il Signore nel battesimo ha capito la sua identità di figlio amato, nel rumoroso silenzio del deserto deve decidere con quali modalità mostrarsi al mondo. La scelta dei criteri diventa fondamentale, perché dalla loro bontà dipende l’efficacia dell’annuncio. L’azione evangelica di Gesù, stando al nemico, potrebbe essere animata dal desiderio di dimostrare la sua identità. D’imporre la sua presenza all’attenzione pubblica per poter, da quel “pulpito”, trasmettere più agevolmente il suo messaggio.
Gesù valuterà questi tre criteri, che in chiave ignaziana potremmo tradurre nella triade ricchezza-vano onore-superbia, alla luce della Sua relazione con il Padre. Le tentazioni cercano infatti di mettere Gesù al centro, una sorta di “gesùlatria”, che si spegne se l’occhio viene distolto dal “cosa fare” per rivolgere la propria attenzione al “per chi farlo?”. Forse questa è davvero la chiave per superare le tentazioni, dismettere i panni del Superman che deve salvare sé stesso, e gli altri, per entrare in una dinamica relazionale e comunitaria. Uscire dalla trappola del dover/voler dimostrare per vivere nell’atteggiamento di chi, grato per la vita, si permette semplicemente di mostrarsi per ciò che è! L’assunzione sincera della propria identità diventa così la chiave per aprire e mantenere relazioni vitali e durature. Non a caso oggi finiamo proprio con una magnifica immagine conviviale, in cui i messaggeri di Dio si accostano al Figlio per prendersi cura di lui.
Oggi lasciati ristorare ed inviare dagli angeli del Signore, che questa quaresima segni un nuovo slancio nella tua relazione con Dio, con te stesso e con gli altri!
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Quali criteri orientano il tuo quotidiano? Narra e consegna al Signore i “se” che tentano di rallentare il tuo cammino.
In che modo ricchezza, vano onore e superbia incidono sulla tua vita? Quale dimensione relazionale o comunitaria potrebbe essermi d’aiuto?
A chi oggi il Signore mi chiede di mostrarmi semplicemente per quello che sono?
Ringrazio
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi...
Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
22
Febbraio
2026
La tentazione del se
commento di Mt 4,1-11, a cura di Narciso Sunda SJ